MARCIANISE. Il futuro dei lavoratori dell’interporto ha messo d’accordo l’intero arco costituzionale di Marcianise. Giuseppe Tartaglione, come si risolve il dramma lavoro di queste persone?
«Se si vuole realmente risolvere il problema dei lavoratori dell’interporto l’unica strada da seguire è quella di riportare l’opera a quella che è la sua mission originale. L’interporto nasce per essere il perno di un sistema logistico intermodale che legava Marcianise con lo scalo di Nola, con il porto di Napoli e con l’aeroporto di Grazzanise. Altri tipi di soluzioni rappresentano solo dei tampone che spostano il problema di un paio di mesi in un paio di mesi».
Come si ottiene questo risultato?
«Andando a ridefinire l’accordo di programma con la Regione, il Comune di Marcianise e quello di Maddaloni oltre che con la parte privata. Tale operazione non può non prescindere da un nuovo Sua che va a sanare gli errori e le leggerezze amministrative che sono state commesse permettendo di aprire una nuova stagione per l’interporto».
Perché è così importante il Pua?
«Oggi ci troviamo nella paradossale situazione di avere dei terreni che sono di proprietà della famiglia Leonetti, c’è una sentenza esecutiva che ci impone di pagare venti milioni di euro circa per l’acquisizione di tali aree, un progetto presentato da una scatola cinese della società interporto e di mezzo il Comune di Marcianise che è l’unico tra i soggetti firmatari dell’accordo di programma ad aver appostato delle somme per il pagamento di tale aree.