Imprese, a Palazzo Mezzanotte il 'Metodo Merenda Business Award’
Milano, 8 mag. (Adnkronos) - Un appuntamento dedicato alla crescita strategica e all'accesso al capitale di sviluppo, in cui imprenditori e manager di piccole e medie imprese possono incontrare figure di spicco del panorama finanziario e industriale, tra cui Cristina Scocchia (ceo Illy), Diego Selva (Banca Mediolanum) e Gianluca Tacchella (Carrera Jeans). E' il 'Metodo Merenda Business Award', ospitato oggi a Palazzo Mezzanotte, sede storica della Borsa Italiana.
L'evento nazionale è dedicato alla valorizzazione, alla formazione e alla crescita strategica delle piccole e medie imprese italiane. Un appuntamento istituzionale che - spiegano gli organizzatori in una nota - "si propone di costruire un ponte diretto tra l'imprenditoria italiana di eccellenza e gli interlocutori (finanziari, industriali e strategici) che determinano il salto di scala delle aziende”.
Il progetto nasce con un obiettivo chiaro: avvicinare le Pmi italiane al modo di pensare delle grandi aziende e ai capitali che ne sostengono la crescita, offrendo un contesto di confronto diretto con chi ha già compiuto il salto dimensionale e con chi quotidianamente investe per accompagnare le imprese in questo percorso.
L'ospite d'onore della giornata sarà Cristina Scocchia, amministratore delegato di Illy Caffè, figura che incarna l'eccellenza del Made in Italy a livello globale. Al suo fianco interverranno Diego Selva, responsabile della Direzione Investment Banking di Banca Mediolanum, e Gianluca Tacchella, amministratore delegato di Carrera Jeans, a rappresentare rispettivamente la prospettiva della finanza istituzionale e quella di un brand simbolo dell'industria italiana nel mondo.
L'impostazione del 'Metodo Merenda Business Award' - viene spiegato - si distingue dalla tradizionale offerta formativa rivolta agli imprenditori. La giornata è concepita come un tavolo in cui chi guida un'impresa italiana incontra direttamente chi investe, chi ha scalato la propria azienda e chi prende decisioni di posizionamento strategico, non in qualità di docente, ma di interlocutore alla pari. La cornice scelta, Palazzo Mezzanotte, non è una semplice location ma un messaggio: posizionare il dialogo tra Pmi e investitori nel cuore istituzionale della finanza italiana significa elevare la natura stessa della conversazione e la qualità dei rapporti che ne possono scaturire.
"Il Metodo Merenda Business Award nasce da una constatazione semplice. In Italia, le grandi banche e i fondi di investimento parlano con le grandi aziende. Le Pmi parlano con il commercialista. In mezzo, non c'è quasi nulla. Eppure è proprio in quel mezzo che vive il vero tessuto produttivo italiano: aziende solide, in utile, costruite negli anni con fatica e disciplina, che meriterebbero capitale per fare il salto e non lo trovano perché nessuno le porta nelle stanze giuste. Il nostro lavoro, da quindici anni, è esattamente questo: trasformare imprenditori in operatori capaci di sedersi a quei tavoli da pari", dichiara Frank Merenda, fondatore di Metodo Merenda.
Moige, prima class action inibitoria in Europa contro Fb, Instagram e TikTok a tutela minori
Roma, 8 mag. (Adnkronos) - Illustrata oggi, presso l’Associazione della stampa estera la prima class action inibitoria in Europa contro Facebook, Instagram e TikTok. Mancano solo sei giorni ed il 14 maggio il Tribunale delle Imprese di Milano aprirà la prima udienza della prima class action inibitoria europea contro Meta (Facebook, Instagram) e TikTok. A promuoverla: il Moige - Movimento Italiano Genitori con lo studio legale Ambrosio & Commodo di Torino e un gruppo di famiglie, con l'obiettivo dichiarato di una concreta tutela dei minori nel digitale. "La legge italiana ed europea vieta l'iscrizione ai social ai minori di 14 anni, ma le piattaforme ignorano abitualmente questo obbligo - sostiene il Moige - Si stima che 3,5 milioni di bambini tra i 7 e i 14 anni siano attivi su Meta e TikTok con dati non verificati o falsi".
"L'inibitoria di classe - fondata sull'art. 840-sexiesdecies c.p.c., lo strumento di tutela collettiva introdotto nel 2021 - si articola in tre richieste fondamentali", riferisce il Moige, facendo riferimento alla "verifica reale dell'età e rispetto del divieto per i minori di 14 anni; all'eliminazione dei meccanismi che creano dipendenza: algoritmi, scroll infinito e captologia e all'obbligo di informazione chiara e trasparente sui rischi”.
Quanto alla verifica reale dell'età e al rispetto del divieto per i minori di 14 anni, "la legge italiana ed europea vieta l'iscrizione ai social ai minori di 14 anni, eppure oggi si stima che circa 3,5 milioni di bambini tra i 7 e i 14 anni frequentano le piattaforme di Meta e TikTok in violazione di tale divieto - sottolinea il Moige - Considerando anche i genitori di questi minori, sono circa 10 milioni gli italiani direttamente danneggiati da questa pratica illecita e sistematicamente tollerata dalle piattaforme. Meta e TikTok non solo non impediscono l'accesso ai minori, ma non adottano alcun sistema efficace di verifica dell'età, consentendo iscrizioni con dati falsi o non verificati. L'azione legale chiede al Tribunale di Milano di ordinare alle piattaforme l'adozione di sistemi reali e certificati di controllo dell'età, a tutela di una norma che non è arbitraria, ma posta a presidio della salute fisica e mentale dei più piccoli”.
Quanto all'eliminazione dei meccanismi che creano dipendenza: algoritmi, scroll infinito e captologia, "questo è il punto più innovativo e tecnicamente complesso dell'azione - osserva il Moige - Le piattaforme social di Meta e TikTok fondano il loro funzionamento su algoritmi di profilazione che costruiscono una vera e propria 'identità algoritmica' di ciascun utente: tracciano non solo la navigazione, ma la durata precisa della fruizione di ogni singolo contenuto, al fine di proporre in modo continuo materiali sempre più personalizzati e coinvolgenti, rendendo progressivamente più difficile disconnettersi”.
"Il meccanismo centrale di questa dipendenza è la dopamina, il neurotrasmettitore noto come 'ormone del piacere': ogni like, notifica e contenuto gratificante stimola il suo rilascio, legando l'utente alla piattaforma in modo simile a quanto avviene con le sostanze che creano dipendenza - continua il Moige - Per un cervello adolescenziale ancora in pieno sviluppo - la corteccia prefrontale raggiunge la maturazione completa solo intorno ai 25 anni - questo meccanismo può provocare danni neurologici permanenti, alterando i processi di attenzione, motivazione, controllo degli impulsi e regolazione emotiva”.
"L'insieme di queste tecniche rientra nella cosiddetta captologia (o 'tecnologia persuasiva'): una disciplina scientifica che studia la progettazione di sistemi informatici capaci di modificare atteggiamenti e comportamenti degli utenti senza apparente coercizione, sfruttando l'intelligenza artificiale e i Big Data per influenzare i processi decisionali in modo occulto - aggiunge - L'azione chiede al Tribunale di ordinare la cessazione di questi meccanismi nei confronti dei minori, a partire dallo scroll infinito, dal sistema dei like compulsivi e dalla profilazione comportamentale occulta”.
Riguardo all'obbligo di informazione chiara e trasparente sui rischi, Moige sottolinea che "così come i produttori di farmaci, tabacco e alcol sono tenuti per legge a informare i consumatori degli effetti avversi dei loro prodotti, anche le piattaforme social devono fornire un'informazione chiara, visibile e diffusa sui rischi derivanti dal loro utilizzo, in particolare per i minori. Oggi Meta e TikTok nascondono scientemente questi rischi agli utenti e alle loro famiglie, privandoli della possibilità di effettuare scelte consapevoli”.
"La letteratura scientifica documenta una correlazione diretta tra l'esposizione prolungata ai social e una vasta gamma di disturbi: disturbi alimentari, perdita del sonno, calo del rendimento scolastico, depressione, interpretazione errata delle emozioni, comportamenti impulsivi, accettazione di sfide pericolose (le cosiddette challenge), fino ad atti autolesivi e ideazioni suicidarie. L'azione legale chiede che questa informazione venga resa obbligatoria e accessibile, sul modello del cosiddetto 'bugiardino' farmaceutico, così da restituire alle famiglie strumenti concreti di consapevolezza e protezione - prosegue - L'esperienza italiana è già considerata un modello replicabile: associazioni di genitori di altri Paesi dell'Epa (European Parents Association) hanno dichiarato di voler valutare class action analoghe nei rispettivi ordinamenti nazionali”.
Hanno partecipato alla conferenza: Antonio Affinita, direttore generale e cofondatore Moige Movimento Italiano Genitori; Marina Terragni, Garante nazionale per l'Infanzia e l'Adolescenza, Sandra Cioffi, presidente Consiglio nazionale utenti presso Agcom; Stefano Commodo, avvocato, A&C Studio Legale Associato, coordinatore del team legale della class action; Tonino Cantelmi, direttore della Scuola di specializzazione in psicoterapia cognitivo interpersonale; Maria Angela Grassi, presidente Anpe associazione nazionale pedagogisti italiani; Claudia Di Pasquale, presidente nazionale Age -Associazione Genitori; Valentina Muraglie direttivo Anfn -associazione nazionale famiglie numerose; Stefano Crico presidente Epa, European Parents-Association; Lucia Marchegiani del Forum delle associazioni familiari. "Se il Tribunale di Milano accoglierà il ricorso, ordinerà alle piattaforme la cessazione immediata delle condotte contestate, avviando un’azione risarcitoria verso migliaia di genitori", conclude il Moige.
Scioperi: Usb proclama quello generale per il 18 maggio
Roma, 8 mag. - (Adnkronos) - Usb proclama lo sciopero generale per il 18 maggio "raccogliendo l’appello lanciato dalla Global Sumud Flotilla". Lo comunica l'Unione sindacale di base spiegando che "la guerra, il genocidio in Palestina, la corsa al riarmo, l’attacco al diritto internazionale e il restringimento degli spazi democratici impongono un salto di qualità nella mobilitazione" e puntando il dito anche contro "le conseguenze economiche e sociali che questa guerra produce sulla vita dei lavoratori e delle lavoratrici”.
"La guerra entra nelle nostre vite. Entra nei salari che perdono valore, nella sanità pubblica svuotata, nella scuola impoverita, nel welfare tagliato, negli affitti che aumentano, nei prezzi che corrono, nella benzina che pesa sempre di più sulle famiglie. Ogni euro destinato al riarmo è un euro sottratto a chi lavora, a chi studia, a chi si cura, a chi vive del proprio salario", fa sapere Usb che aggiunge: "a questa scelta si accompagna un attacco sempre più duro alle libertà sindacali e democratiche”.
Con lo sciopero generale, Usb chiede al Governo italiano di "rompere la complicità dell’Italia con la guerra, fermare il riarmo, bloccare ogni filiera economica, industriale, logistica, tecnologica, accademica e commerciale" e che le risorse "vengano tolte alla guerra e rimesse dove servono: salari, servizi pubblici, pensioni, sicurezza nei luoghi di lavoro, diritto alla casa, sanità territoriale, scuola pubblica, ricerca”.
Giornata cancro ovaio, 'cure in centri specializzati per 9 donne su 10 entro 2030’
Roma, 8 mag. (Adnkronos Salute) - Maggiore presa in carico nelle strutture specializzate, attivazione di percorsi di prevenzione, definizione di centri di riferimento regionali, disponibilità di standard minimi nazionali per l’accesso ai percorsi di cura, incremento dei finanziamenti alla ricerca e più attenzione alla qualità di vita. Obiettivo:rendere il tumore ovarico una priorità di salute pubblica, con traguardi misurabili, tempi certi e responsabilità verificabili. È questo il messaggio al centro della Giornata mondiale del tumore ovarico, celebrata oggi a Roma nell'Auditorium del ministero della Salute, e con le iniziative pubbliche in piazza del Popolo. Nel corso dell'incontro è stata presentata la prima Agenda nazionale di impegno per le donne con tumore ovarico, promossa dalla campagna Insieme di Insiemi, ideatadalle associazioni pazienti Acto Italia, Loto, aBRCAdabra, ALTo e Mai più sole, con i gruppi scientifici Mito e Mango e con il patrocinio di Aiom (Associazione italiana oncologia medica), della World ovarian cancer coalition e dell’Ovarian cancer committee.
"Ogni giorno, in Italia, 15 donne ricevono una diagnosi di tumore dell’ovaio, per un totale di più di 5400 diagnosi ogni anno: la struttura in cui scelgono di essere seguite è fondamentale per poter usufruire dei migliori trattamenti - spiega Sandro Pignata, fondatore Gruppo Mito e direttore dell’oncologia medica del dipartimento di Uro-ginecologia al Pascale Napoli -. Purtroppo, però, il 73% delle pazienti non è a conoscenza dell&’importanza di una presa in carico specializzata con alti volumi, e ritiene che qualsiasi presidio clinico o ospedaliero possa garantire la stessa qualità di cura. Non è così: esistono infatti strutture che si dedicano maggiormente al trattamento di questa neoplasia e che possono garantire una presa in carico molto più efficacecon alti volumi. Per questo riteniamo fondamentale che tutte le Regioni individuino i centri di riferimento per il tumore ovarico, garantendo alle pazienti un percorso sempre più centralizzato e multidisciplinare. L’obiettivo è che entro il 2028 il 75% dei casi di carcinoma dell’ovaio sia trattato in una struttura specializzata, fino a raggiungere almeno il 90% entro il 2030".
"Garantire cure di alta qualità attraverso reti oncologiche strutturate, con percorsi multidisciplinari, criteri nazionali chiari, centralizzazione dove necessaria e tempi più rapidi tra diagnosi e trattamento - prosegue Pignata - è essenziale per arginare la mortalità di questa neoplasia e migliorare la qualità di vita delle pazienti. Per affrontare questo e molti altri temi centrali, come Insieme di insiemi abbiamo redatto la prima Agenda dedicata, che presentiamo oggi al ministero e che contiene sei obiettivi centrali per la risoluzione di problemi organizzativi e gestionali che impattano negativamente sulla prognosi di questo carcinoma: in occasione della Giornata mondiale sul tumore ovarico, speriamo possa stimolare la discussione pubblica e far rientrare finalmente la gestione della patologia tra le priorità dell’agenda politica”.
‘“L'alta specializzazione non deve essere un privilegio, ma lo standard per ogni paziente - aggiunge Sandra Balboni, presidente di Loto OdV -. Il percorso di cura del tumore ovarico deve basarsisu reti oncologiche strutturate, centri con comprovate competenze e percorsi multidisciplinari capaci di accompagnare la donna dalla diagnosi al follow up, assicurando tempestività, continuità e supporto". Accanto alla centralizzazione delle cure, l’Agenda richiama l’equità di accesso. Le differenze territoriali continuano infatti a incidere sulla possibilità per le pazienti di ricevere diagnosi tempestive, test appropriati, terapie innovative e percorsi di cura completi.
"Il diritto alla cura non può dipendere dalla Regione in cui si vive - sottolinea Ilaria Bellet, presidente di Acto Italia -. Oggi la medicina personalizzata richiede accesso tempestivo e omogeneo a farmaci, test genetici, molecolari e immunoistochimici, inclusi quelli necessari a identificare bersagli terapeutici rilevanti, come il recettore del folato quando clinicamente indicato. Servono standard nazionali, tempi massimi di attesa, continuità terapeutica e reti di laboratori certificate. E serve anche un accesso più chiaro e trasparente agli studi clinici: per molte donne non rappresentano solo ricerca, ma una concreta possibilità di cura”.
Un altro punto centrale dell’Agenda riguarda i percorsi per le persone e le famiglie con rischio eredo-familiare, chiedendo che test genetici, consulenza, sorveglianza e, quando indicate, chirurgie di riduzione del rischio siano garantiti in modo uniforme in tutto il Paese. "Il carcinoma ovarico resta una delle neoplasie a maggiore mortalità, anche per il ritardo diagnostico, la complessità clinica e le disuguaglianze territoriali nell’accesso alle cure -; dichiara Paolo Scollo, Rettore dell’università degli studi ‘Kore’di Enna -. In assenza di programmi di diagnosi precoce per la popolazione sana, l’aggiornamento dei Lea del 2025, che ha introdotto un programma per i tumori ereditari mammella-ovaio Brca-correlati, rappresenta un passo importante. Ora però deve essere reso pienamente operativo in tutte le Regioni, garantendo gratuità, percorsi omogenei, accesso ai test e alla consulenza genetica, sorveglianza in centri competenti, esenzioni dal ticket e possibilità di accedere alle chirurgie di riduzione del rischio".
"Sul rischio eredo-familiare non possiamo più accettare un quadro nazionale così frammentato e iniquo -afferma Ornella Campanella, presidente di aBRCAdabra -. Le persone e le famiglie che presentano un’alterazione genetica, come Brca1 o Brca2, devono poter contare, ovunque vivano, su test, consulenza genetica, sorveglianza in centri competenti e percorsi di riduzione del rischio chiari, accessibili e pienamente esigibili,superando pericolosi ritardi e ambiguità". La ricerca resta un altro punto essenziale: "È il motore del cambiamento - spiega Maria Teresa Cafasso, presidente di ALTo Lotta al tumore ovarico -. Servono investimenti stabili, meno ostacoli burocratici, tempi autorizzativi più rapidi e un passaggio più uniforme dall’innovazione alla pratica clinica. Ogni ritardo pesa sulla vita delle pazienti”.
Ma perché l’innovazione possa davvero tradursi in cura, deve essere accompagnata da informazione chiara, accessibile e continuativa. Nel tumore ovarico, infatti, la conoscenza dei sintomi, dei fattori di rischio e dei percorsi a cui rivolgersi può fare la differenza nei tempi della diagnosi e nell’accesso alle cure più appropriate. "Il primo strumento in grado di ridurre i ritardi diagnostici nel tumore dell’ovaio è l’informazione - sottolinea Anna Fagotti, direttrice Uoc Carcinoma ovarico del Policlinico Gemelli di Roma -. Oggi non esiste uno screening efficace rivolto alla popolazione generale e la malattia spesso si presenta con sintomi vaghi e aspecifici che possono essere sottovalutati. L’obiettivo è che tutte le Regioni realizzino almeno una campagna informativa annuale entro il 2030, in partnership con le associazioni pazienti, sempre in prima fila per l’ideazione di iniziative volte a stimolare la sensibilizzazione pubblica. Oltre ai corretti stili di vita, anche diverse altre condizioni possono aumentare il rischio di sviluppare questa patologia, come infertilità, assenza di gravidanze o un primo figlio oltre i 35 anni di età. Sono tutte informazioni a cui la cittadinanza dovrebbe avere facile e frequente accesso”.
Tra gli obiettivi dell’Agenda c’è anche l’integrazione stabile nei percorsi terapeutici del supporto psicologico, psico-oncologico, sociale, riabilitativo e assistenziale. "La qualità di vita non è un tema accessorio e non viene dopo la cura: è parte della cura - conclude Valentina Ligas, segretaria di Mai più sole -. Le donne devono poter contare su supporto psicologico, psico-oncologico, sociale e riabilitativo, ma anche su un’attenzione strutturata al benessere affettivo-sessuale, troppo spesso trascurato nel percorso di cura”.
La Giornata, oltre al convegno istituzionale “reso possibile dal contributo non condizionante di Abbvie, AstraZeneca, Gsk, Msd e Pharma& - ha visto un forte coinvolgimento della popolazione. In piazza del Popolo, dove in occasione degli Internazionali Bnl d’Italia è stata organizzata la grande manifestazione Tennis & Friends Salute e Sport, realizzata in collaborazione con Aiom, Salute Lazio Asl Rm1 e Policlinico A. Gemelli, si è svolto un flash mob che ha visto 15 sedie vuote, ricoperte solo da un nastro verde teal, colore del tumore ovarico, venire occupate dalle rappresentanti delle associazioni pazienti, in un’iniziativa silenziosa con l'intento di portare l’attenzione su questa patologia spesso invisibile e simboleggiare le 15 donne che ogni giorno ricevono una diagnosi.
Per tutta la giornata, sempre in piazza del Popolo, è stata allestita la mostra di land art Labia, madri d’amore, di Mattia Putzu dello Studio Udine Scannella, promossa da Acto Sicilia per il sostegno delle donne che, a causa di un tumore ovarico, non possono portare avanti una gravidanza ma si interessano a percorsi di affido e adozione: numerosissime coperte, realizzate a mano dalle pazienti, sono state disposte lungo la piazzaper ricordare che la maternità può superare la biologia. Per sottolineare la rilevanza di questo tumore, inoltre, sono stati illuminati il ministero della Salute e numerosi altri edifici e monumenti italiani, a Roma, Avellino, Campobasso, Grottaferrata, Frascati, Matera, Messina, Milano, Montalbano Jonico, Paestum, Palermo, Policoro, Pompei, Santa Maria Capua a Vetere, Salerno, Sassari, Scanzano Jonico, Torino e Udine.
Race for the cure, anche Atac partecipa all’iniziativa per lotta cancro al seno
Roma, 8 mag. (Adnkronos Salute) - Anche la squadra Atac, principale azienda di trasporto di Roma e mobility partner della manifestazione, è fra i numerosi partecipanti dell’evento “Race for The Cure”, la manifestazione, arrivata alla ventisettesima edizione, in corso fino al 10 maggio al Circo Massimo per la lotta ai tumori del seno, organizzata da Komen Italia. Il gruppo Atac Roma - informa una nota - è presente con oltre 100 persone fra dipendenti di diverse famiglie professionali, pensionati e alcuni familiari.
Per l’organizzazione della propria partecipazione, l’azienda - che ha offerto all’associazione la promozione dell’evento nei suoi spazi di comunicazione - si è avvalsa dell’importante collaborazione del Dopolavoro Atac-Cotral, che ha promosso l’adesione all’iniziativa di solidarietà al fine di dare simbolicamente una testimonianza coesa e collettiva di quanto sia importante, a tutti i livelli, credere nel valore della prevenzione e della ricerca contro i tumori del seno anche attraverso lo sport, sia a livello competitivo che non competitivo.
La squadra Atac Roma si radunerà prima delle 9 del mattino di domenica 10 maggio davanti alla fermata metro B di Circo Massimo - adiacente alla Fao - per la corsa di solidarietà. I corridori saranno riconoscibili dai colori sui loro cappelli e sui palloncini che replicano quelli della livrea degli autobus. Atac, in qualità di principale gestore della rete di trasporto cittadina, si occuperà anche del servizio sulle linee interessate dai percorsi delle gare competitive. Tutte le informazioni sono consultabili sul sito atac.roma.it, nella sezione ‘Tempo reale’.
Conti pubblici Italia: l'Ue rivaluta il deficit in autunno
Bruxelles, 8 mag. (Adnkronos) - Il "pacchetto d'autunno" del semestre europeo fornità alla Commissione Europea "un'altra opportunità per valutare la situazione" dei conti pubblici dell'Italia, ai fini della valutazione sulla permanenza del nostro Paese nella procedura per deficit eccessivo. Lo spiega il portavoce dell'esecutivo Ue per l'Economia Balazs Ujvari, a Bruxelles durante il briefing con la stampa.
Il commissario all'Economia Valdis Dombrovskis ha detto alla Stampa che è "teoricamente possibile" che l'Italia esca dalla procedura in autunno, se i dati relativi al 2025 dovessero essere rivisti al ribasso e certificati da Eurostat.
A quanto si apprende a Bruxelles, è una eventualità che viene considerata piuttosto improbabile, perché il deficit, che è risultato al 3,1% del Pil nel 2025, dovrebbe essere rivisto e portato sotto il 3%, ma ad oggi non può essere data per impossibile.
Caso Garlasco: legali Poggi, 'indagine carabinieri condizionate da contesti poco trasparenti’
Milano, 8 mag. (Adnkronos) - "Prendiamo atto che la Procura di Pavia abbia ritenuto di sottoporre a intercettazioni i familiari della vittima, la cui incredibile colpa sembra essere stata quella di aver partecipato attivamente a un processo penale conclusosi con la condanna irrevocabile di Alberto Stasi consacrata dalla Suprema Corte di Cassazione e di non credere in alcun modo al coinvolgimento di Andrea Sempio. Rileviamo inoltre che in questi giorni vengono impropriamente diffusi anche gli esiti di tale sorprendente attività captativa in spregio a tutte le norme penali di riferimento". Lo scrivono in una nota gli avvocati Francesco Compagna e Gian Luigi Tizzoni che tutelano gli interessi dei genitori e del fratello di Chiara Poggi.
"Per rispetto istituzionale abbiamo sempre evitato di esternare pubblicamente le ragioni per le quali la famiglia Poggi ritiene che le attività di indagine compiute dai carabinieri della Stazione di Milano Moscova siano state gravemente condizionate da contesti poco trasparenti e da impropri collegamenti con specifici ambienti 'giornalistici', concentrando la nostra attenzione sui dati oggettivi riguardanti l'omicidio di Chiara ed interloquendo invece formalmente con la Procura Generale di Milano per i profili di sua competenza" aggiungono.
"Anche a fronte delle continue aggressioni che si susseguono da oltre un anno nei loro confronti e della loro enorme amarezza per quanto sta avvenendo, Giuseppe, Rita e Marco intendono continuare a mantenere un atteggiamento rispettoso, evitando qualsiasi esternazione sul tema, nella convinzione che in uno Stato di diritto gli accertamenti processuali debbano avvenire nelle sedi a ciò preposte e nel rigoroso rispetto delle norme di riferimento" concludono i legali.


