Pin It

Dalla rucola un aiuto contro obesità e glicemia alta, lo studio

Pisa, 19 giu. - (Adnkronos) - Una sostanza naturale contenuta nella rucola potrebbe aiutare a contrastare l’aumento di peso e gli effetti di una dieta troppo ricca di grassi. È quanto emerge da uno studio pubblicato sulla rivista scientifica 'Phytotherapy Research' e coordinato dall’Università di Pisa, che ha analizzato gli effetti della glucoerucina, una molecola presente nelle verdure della famiglia delle Brassicaceae, come rucola, broccoli e cavoli.

Ricercatori e ricercatrici hanno studiato su un modello murino di obesità indotta da una dieta ricca di grassi gli effetti della glucoerucina, confrontando i risultati con un gruppo di controllo. Dopo dieci settimane, il gruppo che aveva assunto la sostanza mostrava un minore aumento di peso rispetto al gruppo di controllo, insieme a valori più bassi di glicemia e trigliceridi e a un ridotto accumulo di grasso addominale.

La sperimentazione ha mostrato anche cambiamenti importanti nel tessuto adiposo. Le cellule del tessuto adiposo risultavano più piccole, meno infiammate e più attive nel consumare energia. La glucoerucina ha infatti favorito cambiamenti nel grasso bianco, promuovendo un processo definito ‘browning’, che lo rende più simile al grasso bruno e il metabolismo più efficiente perché aumenta il consumo energetico dell’organismo.

“Abbiamo visto che la glucoerucina non si limita a ridurre l’accumulo di grasso, ma sembra rendere il tessuto adiposo più attivo dal punto di vista energetico”, spiega la professoressa Lara Testai del Dipartimento Farmacia dell’Università di Pisa. “Questo significa che l’organismo diventa più efficiente nel consumare calorie invece di accumularle”. La ricerca ha inoltre rilevato livelli più alti di irisina associati al consumo di glucoerucina. L’irisina è un ormone prodotto dai muscoli che stimola il consumo di energia e aiuta l’organismo a bruciare più calorie.

“La rucola è un alimento molto comune della dieta mediterranea, ma contiene molecole ancora poco conosciute”, aggiunge il professore Vincenzo Calderone del Dipartimento di Farmacia “I nostri risultati mostrano che alcune sostanze naturali presenti negli alimenti, ed in particolare molti composti naturali solforati - come la glucoerucina - che il nostro gruppo di ricerca studia ormai da diversi anni, possono influenzare il nostro metabolismo”.

Lo studio ha coinvolto dipartimenti di Farmacia e Scienze Veterinarie dell’Università di Pisa: il gruppo di Farmacia si è occupato dello studio sul modello murino e delle analisi metaboliche e molecolari, mentre il gruppo di Veterinaria ha curato le analisi istologiche sul tessuto adiposo. Alla ricerca hanno collaborato anche il Crea - Centro di Ricerca Cerealicola e Colture Industriali di Bologna, che si è occupato dell’estrazione della glucoerucina e l’Università di Firenze e l’Università Federico II di Napoli.

Cavo Dragone: "Governi Ue stanno facendo molto, Nato forte saprà aiutare i suoi alleati”

Roma, 19 Giu. (Adnkronos) - I governi europei stanno facendo abbastanza per arrivare dove la Nato vorrebbe? Ci sono i giusti incentivi? “Penso che i governi stiano facendo molto”. Così l’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, presidente del comitato militare Nato, durante l’ultima giornata del Fii priority Europe a Roma. “C’è stato un forte cambiamento ma bisogna di fare di più. Credo che l’Europa stia rispondendo. In tempi moderni non c’è un'unica crisi e se siamo in un’alleanza matura, e lo siamo, se uno dei nostri alleati avrà bisogno saremo in grado di riempire i vuoti e credo che Canada e alleati europei siano pronti. Avviamo rivisto tutto il comando operativo che ora è europeo”.

“Dobbiamo fare in modo che chiunque abbia la tentazione di fare qualcosa nei confronti di un paese dell'alleanza abbia chiaro che la devastazione che ne deriverebbe per loro sarebbe molto maggiore” ha aggiunto Cavo Dragone. Sulla necessità di rendere più consapevoli i cittadini sui rischi e le differenze tra paesi mediterranei (tra cui l'Italia) e paesi baltici e dell'Europa dell'Est, l’ammiraglio dice che “ci sono delle differenze abissali. Se guardiamo quei paesi, sono degli esempi assolutamente invidiabili per come prendono il concetto di difesa, difesa completa, da parte di tutti gli strati della società. Dobbiamo smettere di parlare di sicurezza soltanto guardando alle forze armate o alle forze di polizia. È un problema che va affrontato a tutti i livelli, che va metabolizzato. Bisogna prendere coscienza. Noi abbiamo vissuto tanti anni di pace, questo è un grosso vantaggio, ma su questo non possiamo sederci”.

L’Europa, infine, ha fatto “grossi passi avanti e pretendo che a questo punto ci venga riconosciuto”. Cavo Dragone ricorda che tempo fa “c'è stata questa richiesta lecita, secondo me, da parte dell'alleato statunitense di una maggior presa di coscienza, una maggior suddivisione sia delle responsabilità e degli investimenti per la difesa”. Ma, aggiunge, “sento ancora risuonare parole uguali a un anno fa e non credo che questo sia corretto perché l'Europa ha fatto molto”.

Nobile: "Nel 2026 nuova strategia AI, ora la priorità è adottarla nella Pa e nelle imprese”

(Adnkronos) - Un memorandum d’intesa sulla cooperazione digitale, da firmare a Riad, per rafforzare le relazioni tra Italia, Paesi del Golfo e altri partner internazionali. È il dossier su cui lavora Mario Nobile, direttore generale di Agid, intervenuto durante la diretta Adnkronos da Fii Priority Europe a Roma.

Nobile ha incontrato Dima Al Yahya, segretaria generale della Digital Cooperation Organization, realtà che raggruppa i Paesi del Gcc e altri Stati come Grecia e Cipro. La cooperazione digitale, nella sua visione, è ormai una delle infrastrutture essenziali degli scambi: riguarda le persone, le merci, le relazioni transfrontaliere e la possibilità di costruire un’ossatura comune per collegare economie diverse.

Sul fronte italiano, il 2026 sarà un anno chiave per l’intelligenza artificiale nella pubblica amministrazione e nelle imprese. Dopo la pubblicazione delle linee guida per la Pa, il governo ha avviato il lavoro per aggiornare la strategia nazionale. La squadra scelta dal sottosegretario all’Innovazione Alessio Butti dovrà portare a una strategia che, rispetto ai percorsi più informali del passato, sarà approvata nel 2026 o al massimo all’inizio del 2027 in seno al Comitato interministeriale per la transizione digitale.

Il punto, per Nobile, non è soltanto scrivere un documento di indirizzo, ma definire gli elementi concreti che permettano a imprese e amministrazioni di adottare l’AI. La sfida più ambiziosa, quella di primeggiare, resta sullo sfondo. Nell’immediato, però, l’Italia deve soprattutto imparare a usare queste tecnologie e portarle dentro i processi reali.

La cornice di Fii Priority Europe offre anche un messaggio più ampio sull’attrattività europea. Da vent’anni l’Europa discute di come sbloccare un vero mercato unico dei capitali. In Italia, accanto a un debito pubblico superiore ai tremila miliardi, esistono centinaia di miliardi investiti da fondi pensione e capitalismo familiare. Per Nobile, eventi come quello di Roma servono anche a ricordare alla ‘vecchia Europa’ che il capitale deve essere dinamico, non rimanere fermo nei cassetti o sui conti correnti.

La lezione che può arrivare dagli investitori sauditi e dal mondo del Golfo è proprio questa: il capitale deve circolare, sostenere progetti e creare connessioni. La cooperazione digitale diventa così una delle condizioni per rendere più fluido anche il movimento degli investimenti.

Fii, Salini: “L'Europa deve tornare attrattiva, servono regole chiare e tecnici per realizzare le opere”

Roma, 20 giu. (Adnkronos) - L’Arabia Saudita è oggi uno dei mercati più interessanti per investimenti, infrastrutture e capacità di trasformazione. Pietro Salini, amministratore delegato di Webuild, lo racconta durante lo speciale Adnkronos da Fii Priority Europe a Roma, partendo dall’esperienza diretta del gruppo nel Paese.

La differenza tra la Riad di oggi e quella di dieci anni fa, secondo Salini, dà la misura della velocità con cui il Regno sta cambiando. A colpire è innanzitutto la visione: sapere con chiarezza che cosa si vuole diventare. A questa si aggiunge la capacità di realizzare, cioè di trasformare le scelte in cantieri, opere, programmi industriali e infrastrutturali.

Il punto non è solo la disponibilità di capitali, che nel Golfo non mancano e che spesso cercano occasioni anche in Europa. La vera sfida è mantenere la fiducia nel futuro e negli investitori, continuando ad attrarre le migliori aziende del mondo e preservando la capacità di esecuzione. Senza imprese in grado di costruire e portare a termine i progetti, anche le grandi strategie rischiano di restare sulla carta.

Guardando all’Europa, Salini vede una scelta obbligata: tornare a essere attrattiva. Non ci sono alternative, perché i bisogni delle popolazioni richiedono investimenti ingenti. L’housing è uno degli esempi più immediati: la mancanza di case per famiglie e giovani è un terreno in cui i grandi capitali possono fare la differenza. Ma per attrarli non bastano le ‘location’, per quanto l’Europa continui ad avere territori e città molto appetibili.

Agli investitori servono soprattutto stabilità delle regole, certezza dei ritorni, un sistema giuridico affidabile e processi decisionali prevedibili anche in caso di controversie. L’Europa, che in passato è stata attrattiva, deve fare attenzione a non perdere questo vantaggio.

La lezione dei Paesi che hanno realizzato grandi sviluppi è, per Salini, piuttosto chiara: regole semplici da capire, funzionanti e stabili nel tempo. A questo si aggiunge un secondo nodo, particolarmente evidente in Italia: la mancanza di tecnici. Webuild ha creato academy interne per formare le competenze necessarie, ma la formazione pubblica resta più efficace e più ampia. Per attirare capitali stranieri bisogna offrire non solo un quadro regolatorio chiaro, ma anche un sistema capace di realizzare rapidamente ciò che gli investitori vengono a cercare.

Farmaci, oncologi: "Ogni anno in Italia 5.000 casi di sarcoma, disponibili solo 20 terapie”

Roma, 20 giu. (Adnkronos Salute) - "In Italia, ogni anno, si stimano circa 5.000 nuovi casi di sarcoma, tumori rari caratterizzati da estrema eterogeneità, con almeno 100 varianti istologiche. Ma, oggi, per questi pazienti sono disponibili solo circa 20 farmaci. Una condizione fortemente penalizzante e discriminatoria, che richiede una modifica sostanziale delle regole di accesso alle nuove terapie nei tumori rari. L'opportunità, a livello europeo, è aperta dalla 'New Pharma Legislation', la più grande revisione delle regole sui farmaci in Europa degli ultimi 20 anni, che consentirà anche all'accademia di chiedere all'agenzia regolatoria europea (Ema) l'approvazione di nuove terapie, in base ai risultati di studi non sponsorizzati dalle aziende farmaceutiche. La legge europea, entro i prossimi 2 anni, dovrà essere implementata e recepita nei singoli Stati membri. Per questo l'Italian Sarcoma Group (Isg), che riunisce clinici e pazienti, chiede un confronto con l'Agenzia italiana del farmaco (Aifa), per definire gli strumenti necessari per allineare la norma italiana a quella europea. Un tavolo di lavoro necessario anche per ampliare i modelli, già disponibili nel nostro Paese, per favorire l'accesso ai farmaci per i pazienti colpiti da tumori rari". La richiesta arriva dagli esperti riuniti al convegno 'Italian Sarcoma Group incontra Aifa', che si svolge oggi a Milano alla Fondazione Irccs Istituto nazionale dei tumori."I sarcomi possono colpire persone di ogni età, dal neonato all'anziano - afferma Silvia Stacchiotti, presidente dell'Italian Sarcoma Group e oncologa dell'Oncologia medica 2, tumori mesenchimali dell'adulto e tumori rari all'Int di Milano - Circa la metà dei pazienti guarisce. La carenza di trattamenti è determinata soprattutto dalla mancanza di un percorso regolatorio specifico, che renda questi farmaci disponibili. Da una parte, a causa della rarità della malattia è difficile condurre studi con le caratteristiche richieste per le neoplasie frequenti, dall'altra vi è lo scarso interesse delle aziende farmaceutiche in queste aree terapeutiche. Da qui le pochissime molecole a oggi disponibili. Infatti, per ottenere l'approvazione europea dei farmaci da parte di Ema, sono necessari studi sponsorizzati da aziende farmaceutiche, quindi profit. Questo sistema regolatorio è particolarmente penalizzante per i pazienti con malattie rare, come i sarcomi”.

Un esempio emblematico - riporta l'Isg in una nota - è costituito dallo studio Sarc041 presentato al recente congresso della Società americana di oncologia clinica (Asco), che ha coinvolto pazienti arruolati in 9 centri accademici negli Stati Uniti, promosso dalla Sarcoma Alliance for Research through Collaboration (Sarc). È stato valutato un inibitore delle cicline in pazienti con liposarcoma dedifferenziato avanzato o metastatico. Si tratta di uno dei 5 studi presentati in sessione plenaria al Congresso Asco 2026, a evidenziarne l'importanza nella cura di una patologia priva di terapie efficaci. "Questo studio - sottolinea Stacchiotti - è stato condotto dall'accademia e ha già portato all'inclusione della nuova molecola nelle linee guida americane, dove il sistema di rimborso ne consente l'immediato utilizzo clinico. Non così in Europa dove, in assenza di interesse da parte delle aziende, il farmaco non potrà essere disponibile. La 'New Pharma Legislation' cambia radicalmente le prospettive perché permette, all'articolo 048, anche all'accademia di chiedere a Ema l'approvazione di un farmaco in base ai risultati di studi no profit. Siamo certi di poter proseguire la proficua collaborazione fra Italian Sarcoma Group e Aifa avviata in questi anni, istituendo un tavolo di lavoro perché la nuova norma europea sia recepita in Italia dando spazio alla ricerca indipendente”.

Al convegno all'Int interviene, tra gli altri, Paolo Foggi, dirigente Area Pre-autorizzazione e Ricerca di Aifa. "Mettiamo a disposizione di Aifa l'esperienza dell'Italian Sarcoma Group, che include il punto di vista di clinici e pazienti, anche per definire un nuovo modello italiano di raccolta dei dati clinici per favorire l'accesso ai farmaci", auspica Stacchiotti. "Nel nostro Paese - ricorda - la legge 648/1996 consente la prescrizione e l'erogazione a totale carico del Servizio sanitario nazionale di farmaci non ancora autorizzati per specifiche patologie. Questo è possibile esclusivamente in assenza di alternative terapeutiche valide. È però necessario che siano stati completati con esito favorevole studi di fase II o III. Va considerato che, nel caso dei sarcomi, non sono sempre disponibili sperimentazioni di questo livello, proprio per la rarità della patologia. Talvolta si tratta di tumori con meno di 10 casi all'anno in Italia. Chiediamo nuove regole di rimborsabilità dei farmaci che si adattino alle caratteristiche dei tumori rari, basandosi sempre sulla migliore evidenza scientifica possibile. Una possibile soluzione - conclude la presidente Isg - è costituita dall'utilizzo di studi osservazionali, che seguono un iter regolatorio e autorizzativo più snello rispetto ai trial clinici registrativi, ma non per questo meno rigoroso”.

Fii, Dattoli: "La prossima frontiera è la physical AI, in Italia troppa teoria poca pratica”

Roma, 20 giu. (Adnkronos) - La vera prossima frontiera dell’intelligenza artificiale sarà la physical AI, l’applicazione dell’AI alla dimensione fisica: robotica, droni, umanoidi, fabbriche e vita quotidiana. Davide Dattoli, ceo e cofondatore di Talent Garden, lo spiega durante la diretta Adnkronos da Fii Priority Europe a Roma, raccontando il ponte costruito tra Milano e Shenzhen.

Per Dattoli, oggi la Cina è ‘nettamente più avanti’ su questa frontiera, anche rispetto agli Stati Uniti. A Shenzhen si vedono già robot e droni integrati nella quotidianità e aziende capaci di crescere a ritmi difficili da immaginare in Europa. Una società cinese di umanoidi citata dal ceo di Talent Garden è passata da 200 robot prodotti nel primo anno a 2.000 nel secondo, con una previsione di 20.000 nell’anno in corso.

Talent Garden ha portato in Italia dieci unicorni cinesi proprio per trasferire competenze e visione sulla physical AI. Il punto, per Dattoli, è che non basta parlare di AI: bisogna inserirla nelle imprese, nelle fabbriche e nei processi produttivi. In Italia esistono talento e capitali, anche grazie agli investimenti di Cdp Venture, ma manca ancora una piattaforma industriale e culturale adeguata.

Il ritardo si vede anche nell’utilizzo degli strumenti di AI. Secondo Dattoli, l’uso di OpenAI o Claude in Italia è circa un quinto rispetto agli Stati Uniti, con un effetto diretto su efficienza e competitività. Le aziende tradizionali continuano spesso a vedere l’AI come qualcosa di lontano o limitato ai servizi, mentre la robotica sta già entrando nella produzione.

Il confronto con il Regno Unito mostra una strada diversa. Londra punta a non essere solo un ponte tra Stati Uniti ed Europa, ma un hub centrale nello sviluppo tecnologico, anche attraverso strategie di sovranità AI. L’Europa, e l’Italia in particolare, devono decidere se limitarsi a regolare ciò che arriva o provare a essere tra i primi a portarlo nella vita reale.

Fii, Massoli: "Euro digitale e Dlt possono accelerare il mercato dei capitali, ma troppa frammentazione”

Roma, 20 giu. (Adnkronos) - Euro digitale, tokenizzazione e registri distribuiti non sono soltanto temi finanziari o tecnologici. Per Fabio Massoli, cfo di Cassa Depositi e Prestiti, vanno letti dentro il confronto geopolitico più ampio tra Stati Uniti, Cina ed Europa. Il tema è stato al centro dell’intervista durante lo speciale Adnkronos da Fii Priority Europe a Roma, dopo il panel su euro digitale, tokenization e futuro della finanza europea.

Gli Stati Uniti hanno accelerato grazie alla forza dei mercati privati e a mercati dei capitali molto profondi. La Cina si muove con un modello centralizzato e statale, capace di indirizzare risorse e sovvenzioni anche sulle tecnologie. L’Europa, invece, sconta un ritardo sui temi dell’innovazione, che riguarda anche l’euro digitale e l’adozione delle Dlt, i registri distribuiti di cui la blockchain fa parte.

Il continente è partito dalla regolamentazione, spesso accusata di arrivare prima dell’azione. Per Massoli, però, quando si parla di infrastrutture finanziarie la regolazione resta indispensabile, perché entrano in gioco la protezione degli investitori e in particolare di quelli al dettaglio. Cdp guarda a questi dossier con un’attenzione particolare: attraverso il risparmio postale gestisce il risparmio di 27 milioni di italiani, circa 300 miliardi di euro utilizzati anche per investimenti nell’economia.

La priorità, adesso, è accelerare. L’Europa deve farlo sia nei tempi sia nella capacità di costruire infrastrutture di dimensioni adeguate. L’ostacolo principale resta la frammentazione del mercato dei capitali. La Capital Markets Union è discussa da anni, ma il mercato europeo continua a essere diviso, con effetti negativi sulla crescita e sulla disponibilità di risorse per l’innovazione.

Le Dlt possono diventare uno strumento utile anche nei pagamenti istantanei, soprattutto nelle transazioni transfrontaliere, ma non si esauriscono in questo caso d’uso. La tokenizzazione permette di investire in frazioni di un asset, aumentando accessibilità e flessibilità. Trasparenza e tracciabilità sono altri elementi che possono rafforzare il mercato dei capitali.

Cdp ha già seguito questa strada sui digital bond, sia in fase sperimentale sia come strumento di rendicontazione all’interno dei green bond. Sono passi nella direzione giusta, ma non bastano. La vera sfida europea è uscire dalla logica dei singoli casi d’uso e adottare le Dlt come infrastruttura. Solo così la tecnologia potrà aiutare davvero il mercato dei capitali e gli investimenti, senza limitarsi ad adattarsi alla frammentazione esistente.


CASERTAFOCUS.NET

SEGUI LE NOTIZIE IN DIRETTA

CASERTAFOCUS.NET