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Wembanyama show anche a calcio, partitella e numeri in Texas

Roma, 26 lug. (Adnkronos) - La star Nba Victor Wembanyama ha i numeri anche per giocare a calcio. La stella francese dei San Antonio Spurs e della nazionale transalpina ha partecipato ad una partitella di calcio a Katy, non lontano da Houston in Texas, mettendo in mostra le sue qualità calcistiche con una maglia personalizzata del Psg. 

Mentre la maggior parte dei giocatori trascorre la pausa estiva allenandosi privatamente o in palestre esclusive, 'Wemby' ha preso parte ad una partitella estemporanea tra ragazzi come un giocatore qualsiasi, ma con avversari alti quasi la metà di lui che è alto 2 metri e 24. Un ragazzo che ama giocare a pallone e che ha dimostrato di sapersela più che cavare. Un ragazzo che segue i suoi interessi senza preoccuparsi di ciò che la gente si aspetta da una persona del suo calibro.

La passione di Wembanyama per il calcio non è mai stata un segreto visto che già prima di diventare una superstar del basket Nba, il calcio ha rappresentato una parte fondamentale della sua vita durante la sua infanzia in Francia.

Fn, il punto di vista di Follini: "Video Vannacci ennesimo passo verso inciviltà politica, non merita sfida Renzi”

Roma, 26 lug. (Adnkronos) - "C'è da sperare che Renzi rinunci a quella strampalata idea di affrontare il generale Vannacci in una maratona estiva. Poiché l'esito sportivo, a occhio e croce, sarebbe a tutto vantaggio del leader di Italia viva. Ma l'esito politico rischierebbe invece di tornare più utile al leader di Futuro nazionale. Il quale mostra tutto l'interesse a trasformare la contesa pubblica in una prova di forza e di mascolina muscolarità, laddove il galateo delle idee viene cancellato e l'unico metro di misura diventa quello della supremazia fisica. Così, scegliere quel terreno per batterlo rischia alla fine di arrecargli un vantaggio. Dovesse anche perdere.

Se ne è avuta la riprova appena qualche giorno fa, in quell'orribile 'spettacolo' virtuale che il generale ha pensato bene di ambientare al Colosseo. In quel contesto improbabile e grottesco Vannacci s'è travestito da gladiatore immaginandosi -non senza una certa generosità verso se stesso- calato nella parte di un clone di Russell Crowe chiamato a decidere se offrire ai leoni le spoglie dei suoi nemici. Avrebbe voluto essere un gioco, e invece è stato un obbrobrio. Pretendeva di esprimere la solennità imperiale della leadership, e invece dava voce alle nostre caricature più provinciali. In una parola, s'è trattato di un altro passo, l'ennesimo, verso l'inciviltà della politica dei giorni nostri. Ammesso che di 'politica' si possa parlare.

Nei giorni in cui il mondo sembra commuoversi seguendo le peripezie di un Ulisse magnificamente raccontato nel film di Nolan, noi finiamo così per rintanarci nell'angolo di una provincia selvaggia d'altri tempi, priva di ogni scrupolo e di ogni civiltà, incapace di misura e di ironia, spogliata da tutti i pensieri più nobili che i nostri predecessori ci avevano lasciato in eredità fin dai primi anni del dopoguerra. Mentre l'eroe omerico si interroga sul valore dei quesiti posti dalla coscienza e finalmente sembra rendersi conto del peso morale di una guerra vinta con l'imbroglio del cavallo di Troia, noi ci troviamo a fare i conti con un nuovo attore politico che mette in scena la caricatura di se stesso illudendosi di poter dare in pasto ai leoni le spoglie dei suoi ‘nemici'.

Si intuisce che il generale non dovrà mai fare i conti con i rimorsi di Ulisse. La sua coscienza infatti è esile come la carta velina e non scuote mai né le sue azioni né tantomeno i suoi pensieri. Ma è la coscienza di tutti gli altri che dovrebbe a questo punto dare un segno più forte della sua esistenza in vita. Cominciando col non dargli troppa guazza e non sottrarlo alla sua solitudine. In questo senso perfino una sfida sportiva finisce per essere un eccesso di generoso, seppure involontario, riguardo.

Si dirà che l'argomento è alle nostre spalle e che la performance del generale non è già più sotto i riflettori della pubblica opinione. E' vero, ma solo fino a un certo punto. Perché quando il linguaggio delle immagini, dei pensieri, dei sottintesi si fa così crudo, nella pubblica opinione avviene una sorta di assuefazione al peggio. E se tutto questo passa in cavalleria per parlar d'altro, qualche traccia di questa violenza -sia pure solo virtuale, almeno per ora- finisce per depositarsi nell'animo di troppe persone. Di lì in poi il dileggio, il vituperio, l'intimidazione diventano pane quotidiano della contesa politica (e tra un po' elettorale).

Con tutti i difetti che si imputano quotidianamente alla politica e ai suoi attori e comparse, nessuno mai, neppure per un gioco di parole, aveva finora immaginato che l'altro potesse essere 'condannato' a morte. Dai seguaci della destra meloniana e (perfino) salviniana a quelli del populismo di derivazione grillina e ora contiana nessuno si è sognato, neppure per un intreccio di fantasie e di parole, di violare quel tabù che è rappresentato dalla morte. Anche quella dell'avversario più estremo e più odiato. Vannacci invece l'ha fatto. E questo fa una differenza abissale. Una differenza che va oltre la politica. E a cui la politica, tutta, dovrebbe essere capace di dare una risposta.

Non si minimizzi dunque l'effetto della 'slopaganda', come è stata battezzata l'ultima frontiera della dialettica pubblica. Poiché la nostra storia ci ha insegnato che ogni volta che si viola la frontiera della vita, fosse anche solo per gioco, ne discendono quasi sempre conseguenze funeste. Infatti c'è sempre qualcuno che immagina di poter spostare quella frontiera più in là. E per quanto si speri di essere solo alle prese con un pallone gonfiato, l'ennesimo, sarebbe bene non degnarlo di troppa confidenza.

Per questo Vannacci non merita proprio che lo si sfidi a chi corre più veloce. Molto meglio lasciarlo solo. Nella riprovazione comune (almeno si spera)". (di Marco Follini)

La strana coppia dell'estate, Ultimo in barca con Haaland

Roma, 24 lug. (Adnkronos) - Social impazziti per la strana coppia dell'estate. Ultimo, il cantautore romano dei record, in barca con Erling Braut Haaland, il calciatore norvegese, attaccante del Manchester City e della nazionale norvegese, protagonista con sette gol ai Mondiali 2026. A rivelare l'incontro è stato lo stesso Haaland, che su Instagram ha postato delle foto di una vacanza italiana, in cui spicca uno scatto che ritrae Ultimo, con la maglietta del Manchester City, su uno yacht, tra due giganti del calcio norvegese: Haaland da un lato e Sander Berge (centrocampista del Fulham e della nazionale norvegese) dall'altro.

Data l'altezza dei due, circa un metro e 95 centimetri a testa, Ultimo è salito su un gradino per lo scatto. L'incontro sembra essere avvenuto in un mare cristallino con scogliere a picco sul mare, che ricorda quello delle Eolie. Sotto il post di Haaland, Ultimo ha commentato con un "nice" mentre Clemente Zard, il patron di Vivo Concerti (che organizza i live di Ultimo, compreso quello con 250.000 spettatori di Tor Vergata) ha scritto: "Campioni veri".

Tumori, Panzuto (Net Center): "C'è consapevolezza su neuroendocrini, manca integrazione tra centri”

Roma, 21 lug. (Adnkronos Salute) - "In Italia esistono molti centri di riferimento, molte realtà e, soprattutto, esistono la conoscenza e la competenza nei confronti dei tumori neuroendocrini. Quello che dobbiamo probabilmente migliorare e su cui dobbiamo lavorare è la condivisione, rendere queste realtà più visibili e riconoscibili, e valorizzare l'integrazione esistente tra i vari centri". Lo ha detto Francesco Panzuto, direttore del Centro tumori endocrini dell'azienda ospedaliera universitaria Sant'Andrea di Roma e membro del Centro di eccellenza Enets - European Neuroendocrine Tumor Society, prendendo parte all'incontro 'Tumori neuroendocrini, oltre la rarità: dai reali bisogni alle possibili soluzioni', promosso oggi al Senato dal senatore Guido Quintino Liris con il supporto non condizionante di Ipsen.

"L'obiettivo è dunque aumentare la consapevolezza, ma anche mettere in contatto le varie realtà presenti sul territorio italiano, poiché è probabilmente di questo che c'è ancora bisogno nell'interesse dei pazienti", spiega lo specialista. Per Panzuto "competenze, conoscenze e opportunità di cura sono ben distribuite su tutto il territorio nazionale. Dobbiamo però ricordare che i tumori neuroendocrini sono una patologia complessa che necessita di una gestione multidisciplinare - evidenzia - La difficoltà talvolta è proprio questa: trovare e far coesistere nello stesso punto, nello stesso centro, le competenze di tutte le discipline coinvolte". Dunque per l'esperto "non è un problema di differenza Nord-Sud o di Regione verso Regione. È un problema di condivisione e di consapevolezza”.


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