Sanità, Policlinico Milano: "Cardiologia interventistica mini-invasiva da record”
Roma, 27 lug. (Adnkronos Salute) - Il Policlinico di Milano conferma il proprio ruolo tra i centri di riferimento lombardi e italiani nel trattamento delle malattie delle valvole cardiache con tecniche mini-invasive. Nel primo semestre 2026, sono state eseguite oltre 100 procedure Tavi (Transcatheter Aortic Valve Implantation), e più di 30 riparazioni valvolari atrio-ventricolari con Clip, riporta una nota. Fino a pochi anni fa, per molti pazienti affetti da malattie delle valvole cardiache l'unica possibilità di cura era rappresentata da un intervento cardiochirurgico a cuore aperto. Oggi lo scenario è profondamente cambiato. Grazie al notevole sviluppo e nuove acquisizioni in cardiologia interventistica strutturale, è possibile trattare un numero crescente di patologie delle valvole cardiache con procedure mini-invasive che, nella maggior parte dei casi, evitano l'apertura del torace, riducono il trauma chirurgico e permettono un recupero più rapido. Si tratta - riferisce il policlinico - di una rivoluzione che sta cambiando la modalità di approccio clinico-metodologico a questi problemi, ma soprattutto la qualità di vita di migliaia di persone e che vede il polo milanese tra i protagonisti.
“La valvola malata viene rimpiazzata attraverso un catetere introdotto generalmente dall'arteria femorale, senza aprire il torace e, nella maggior parte dei casi, senza ricorrere all'anestesia generale profonda”, spiega Paolo Pagnotta, coordinatore del progetto di innovazione tecnologica della Cardiologia interventistica del dipartimento Cardio- Toraco-Vascolare diretto da Stefano Carugo. Tra le procedure che hanno rivoluzionato la cura delle malattie valvolari, la Tavi è utilizzata soprattutto per trattare la stenosi dell’aortica, una patologia frequente nelle persone anziane. Per il paziente - si legge nella nota - questo significa un intervento meno invasivo, un ricovero più breve e un ritorno più rapido alla vita quotidiana.
L'evoluzione delle protesi biologiche e delle tecnologie disponibili consente oggi di trattare casi sempre più complessi. “La cardiologia interventistica strutturale, inoltre - continua Pagnotta - rappresenta uno degli ambiti con maggiori e più importanti innovazioni di tutto il panorama della medicina cardiovascolare. Oggi possiamo ottenere risultati sempre più vicini a quelli della chirurgia tradizionale, ma con un impatto decisamente minore sul paziente”.
Accanto alla Tavi cresce anche il trattamento mini-invasivo dell'insufficienza della valvola mitrale e della tricuspide, mediante dispositivi chiamati ‘Clip’ o ‘Pascal’ che permettono di ripristinare il corretto funzionamento delle valvole senza ricorrere alla cardiochirurgia, ampliano le possibilità di cura per pazienti che fino a pochi anni fa avevano opzioni terapeutiche molto più limitate e ponendosi come casistica tra i centri di riferimento.
“Questo importante traguardo di procedure di Tavi e di Clip, eseguite al policlinico, rappresenta molto più di un risultato numerico - sottolinea Matteo Stocco, direttore generale del policlinico di Milano - Testimonia la crescita costante della nostra attività cardiovascolare e conferma la volontà di investire in tecnologie avanzate e in percorsi di cura sempre più efficaci e meno invasivi per i pazienti. La nostra sfida non è aumentare semplicemente il numero delle procedure, ma offrire a ogni paziente la migliore soluzione di cura per le patologie delle valvole cardiache. Ma anche una soluzione meno invasiva e più efficace possibile, per i pazienti non candidabili all’intervento cardio-chirurgico standard”.
Negli ultimi anni, il policlinico ha registrato un incremento significativo del numero di procedure - riporta la nota - grazie alla collaborazione tra cardiologi interventisti, cardiochirurghi, anestesisti, infermieri e tecnici altamente specializzati. È questo lavoro di squadra, insieme all'innovazione tecnologica e alla ricerca, che permette di offrire cure sempre più avanzate. La crescita dell'attività ha inoltre ridotto i tempi di attesa e attirato un numero crescente di pazienti inviati da altri ospedali lombardi ed extraregionali. L'apertura del nuovo policlinico consentirà un ulteriore salto di qualità grazie a nuove sale di emodinamica, sistemi di imaging di ultima generazione e strumenti sempre più evoluti, supportati anche dall'intelligenza artificiale per la pianificazione degli interventi.
Digitale, la sovranità europea passa da reti, cloud, AI e cybersicurezza
Roma, 27 lug. (Adnkronos) - Rafforzare l’autonomia strategica dell’Europa nelle tecnologie digitali senza rinunciare all’apertura dei mercati, alla concorrenza e all’innovazione. È questa la sfida emersa nel corso dell’evento ‘Tecnologia, potere, regole: la nuova partita della sovranità europea’, organizzato da Open Gate Italia in collaborazione con Adnkronos e svoltosi al Palazzo dell’Informazione di Roma.
L’incontro ha messo a confronto rappresentanti delle istituzioni nazionali ed europee, accademici e imprese sulle principali novità della regolamentazione digitale europea, espressione della volontà dell’UE di perseguire obiettivi di sovranità digitale: dalla nuova cornice europea disegnata nel Digital Networks Act, al Tech Sovreignty Package, passando per la proposta di revisione del Cybersecurity Act, elementi diversi di un unico puzzle che punta a ridurre le dipendenze europee.
Ad aprire i lavori è stata Laura Rovizzi, Amministratore Delegato di Open Gate Italia. Il dibattito, moderato da Giorgio Rutelli, Vicedirettore di Adnkronos, ha visto la partecipazione di Stefania Ducci, Capo divisione strategia e politiche di cybersicurezza in ambito UE dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale; Massimiliano Fara, esperto cyber, digitale e telecomunicazioni presso la Rappresentanza permanente d’Italia presso l’Unione europea; Vincenzo Ferraiuolo, Head of EU Affairs di Fastweb+Vodafone; Antonio Manganelli, Università di Siena e Centre on Regulation in Europe; Giulia Pastorella, Deputata di Azione; Edoardo Carlo Raffiotta, Università Milano-Bicocca e Comitato strategia AI; Giorgio Maria Tosi Beleffi, dirigente telecomunicazioni, audiovisivo e innovazione tecnologica del Ministero delle Imprese e del Made in Italy; e Francesco Torselli, Europarlamentare di Fratelli d’Italia.
Il punto di partenza del confronto è stata la diagnosi delineata dal Rapporto Draghi sulla competitività europea e la fotografia delle dipendenze strategiche dell’Unione: una parte rilevante delle infrastrutture cloud, delle tecnologie di rete, dei semiconduttori, delle componenti critiche e delle piattaforme digitali utilizzate in Europa è oggi riconducibile a operatori e tecnologie extraeuropei. Come evidenziato dal Rapporto, per ridurre queste dipendenze non è sufficiente introdurre nuovi vincoli: occorre creare le condizioni per la crescita di operatori europei solidi, innovativi e capaci di competere su scala globale, aumentando la capacità dell’Europa di scegliere, investire e controllare le tecnologie strategiche.
In questo percorso, un ruolo centrale è attribuito alla capacità dell’Unione europea di rendere il proprio mercato più competitivo e attrattivo, attraverso una regolamentazione più semplice e chiara.
“Finalmente la Commissione Europea, nella produzione di questi nuovi regolamenti nel mondo del digitale, delle comunicazioni e dell'intelligenza artificiale, ha come primo obiettivo quello della competitività e di rendere il mercato europeo attrattivo per chi vuole venire a investire: un mercato semplificato, con meno regole e più chiare. E questo è sicuramente un dato positivo”, ha dichiarato l’eurodeputato Torselli.
Nel corso dell’evento è stato evidenziato come la sovranità digitale rappresenti la cornice comune di una pluralità di interventi europei. Il Digital Networks Act, le iniziative dedicate al cloud e all’intelligenza artificiale (Cloud and AI Development Act), la revisione delle regole in materia di cybersicurezza (Cybersecurity Act 2) e le misure volte a rafforzare la sicurezza e la resilienza della catena di approvvigionamento dei semiconduttori (Chips Act 2.0) concorrono, attraverso strumenti differenti, a ridurre le vulnerabilità derivanti dalle dipendenze esterne, rafforzare la resilienza delle infrastrutture e sostenere lo sviluppo di una filiera tecnologica europea più robusta e competitiva.<
L’insieme di questi interventi pone tuttavia agli operatori la necessità di confrontarsi con un quadro articolato, nel quale deve essere garantita la coerenza tra le diverse misure. “Sicuramente alcuni provvedimenti, visti in prospettiva, ci danno l'evidenza che gli operatori sul campo, da chi gestisce i data center e le reti cloud a chi si occupa di telecomunicazioni e servizi avanzati alle imprese, devono fare i conti con un sistema che non può essere contraddittorio. Alcuni di questi elementi dovranno essere mitigati o gestiti in modo diverso; nonostante questo, lo sforzo della Commissione di adeguare la politica industriale europea in questo difficilissimo momento geopolitico va sicuramente apprezzato” ha dichiarato Rovizzi.
Dal confronto è emersa la necessità di evitare sovrapposizioni e frammentazioni normative. L’’sicurare armonizzazione tra gli Stati membri, proporzionalità degli obblighi, chiarezza dei criteri applicativi e un approccio basato sul rischio. Particolare attenzione è stata dedicata al rapporto tra sicurezza e apertura del mercato: la tutela degli interessi strategici europei deve accompagnarsi a condizioni che favoriscano investimenti, innovazione e pluralismo tecnologico.
In questo ambito, il dibattito si è concentrato anche sul bilanciamento tra le competenze della Commissione europea e quelle degli Stati membri, in particolare per quanto riguarda la sicurezza delle reti e delle catene di approvvigionamento.
“Le reti di telecomunicazione sono un’infrastruttura strategica per la connettività, la sicurezza economica e nazionale. Per garantirne sostenibilità e capacità di attrarre investimenti servono regole chiare e stabili. Le proposte del Digital Networks Act sulla gestione dello spettro vanno nella giusta direzione, mentre il Cybersecurity Act 2 richiede modifiche sostanziali alle misure relative alle catene di approvvigionamento, per assicurare un corretto equilibrio tra Commissione europea e Stati membri e un approccio proporzionato, basato sul rischio effettivo. Solo un quadro favorevole agli investimenti potrà rafforzare sicurezza, resilienza, competitività e autonomia strategica dell’Europa”, ha sottolineato Ferraiuolo.
La discussione ha inoltre richiamato la necessità di collegare le scelte regolatorie a una strategia industriale europea. Reti ad alte prestazioni, servizi cloud, capacità di calcolo, intelligenza artificiale, semiconduttori, componenti critiche e sicurezza delle infrastrutture costituiscono elementi interdipendenti dello stesso ecosistema. Per questo, secondo i partecipanti, le regole dovranno essere accompagnate da politiche capaci di mobilitare investimenti, sostenere la ricerca, rafforzare le catene di approvvigionamento e facilitare la crescita dimensionale degli operatori europei.
L’evento ha confermato la centralità del dialogo tra decisori pubblici, regolatori, mondo accademico e imprese nella costruzione della futura governance digitale europea. La sfida sarà tradurre il principio della sovranità tecnologica in misure concrete e sostenibili, capaci di conciliare sicurezza, competitività, certezza del diritto e apertura all’innovazione.
‘Siagascot, Il futuro dell'ortopedia nel piano strategico 2026-30”
Roma, 27 lug. (Adnkronos Salute) - Ricerca e sviluppo, formazione e sperimentazione. Sono gli obiettivi di Siagascot, esposti al Foro Italico, in occasione della presentazione del piano strategico 2026-2030, con cui rilancia la candidatura a centro scientifico internazionale nel campo ortopedico. Figlia della Siot- Società italiana di ortopedia e traumatologia, Siagascot nasce nel 2019 - informa una nota - e riunisce gli specialisti dedicati alla chirurgia artroscopica, alle patologie del ginocchio e dell'arto superiore, alla traumatologia dello sport e alle nuove tecnologie ortopediche.
“Il piano strategico- spiega Rocco Papalia, presidente Siagascot - rappresenta un punto di partenza fondamentale, frutto di un lavoro corale che rafforza la nostra visione di una società scientifica sempre più autorevole, inclusiva e orientata all'innovazione. È una vera evoluzione per Siagascot che diventerà una piattaforma di apprendimento che consentirà ai nostri giovani di portare negli ospedali e nelle cliniche una conoscenza d'eccellenza delle tecniche chirurgiche, promuovendo al contempo un’internazionalizzazione del nostro operato. Attraverso la ricerca, la multidisciplinarietà e la centralità del paziente, puntiamo a farci conoscere sempre di più all'estero, potenziando le iniziative con le società scientifiche internazionali e le attività di fellowship che proiettano i nostri giovani verso le nuove frontiere della chirurgia dello sport”.
Da società scientifica nazionale a piattaforma italiana di riferimento internazionale, la società scientifica si pone come obbiettivo quello di diventare benchmark internazionale nel campo ortopedico. “Siagascot - chiarisce Pietro Simone Randelli, presidente Siot - è una grande società scientifica e fa parte delle società scientifiche più importanti del panorama nazionale che sono sotto l'ombrello di Siot, la società madre di ortopedia e traumatologia. Siagascot è estremamente dinamica e per Siot - aggiunge - è un partner fondamentale. Oggi i più importanti chirurghi, quelli che tutti i giorni operano calciatori, sportivi professionisti, fanno parte di Siagascot. Quindi è un motore di cui Siot non può fare a meno. È un motore pieno di iniziative ed è anche una fucina di giovani talenti”, conclude.
Caso Fakir, anestesisti: "Per la gestione di grave agitazione servono competenze, integrazione e regole condivise”
Roma, 27 lug. (Adnkronos Salute) - La Società italiana di anestesia, analgesia, rianimazione e terapia intensiva (Siaarti) "esprime profondo cordoglio per la morte di Abderrahim Fakir, avvenuta a Bologna, e manifesta vicinanza ai suoi familiari. Quanto accaduto richiama tuttavia l'attenzione su un problema clinico, organizzativo, giuridico ed etico che non può essere affrontato attraverso dichiarazioni semplificative o individuando una singola manovra come soluzione valida in ogni circostanza", riporta una nota della società scientifica.
"Alcune condizioni psichiatriche acute, gli stati confusionali e deliranti e l'intossicazione da sostanze - spiega Siaarti - possono determinare alterazioni profonde della coscienza e del comportamento, associate a grave agitazione e a un rischio immediato per la persona, per i soccorritori e per chi si trova nelle vicinanze. In questi contesti il confine tra intervento sanitario, tutela della sicurezza e azione delle forze dell'ordine è particolarmente complesso". Queste "possono essere chiamate a garantire la sicurezza della scena e a utilizzare strumenti di contenimento proporzionati alla situazione. Parallelamente, il personale sanitario deve identificare rapidamente le possibili cause cliniche dell'agitazione, valutare le condizioni vitali e stabilire se sia necessario un trattamento farmacologico urgente. La sedazione può rappresentare, in circostanze selezionate, una componente essenziale del trattamento. Non costituisce tuttavia una procedura semplice né priva di rischi - sottolineano gli esperti - La somministrazione di farmaci sedativi a una persona fortemente agitata richiede una valutazione clinica immediata, la scelta appropriata del farmaco e della via di somministrazione, il monitoraggio continuo e la capacità di riconoscere e trattare tempestivamente depressione respiratoria, ostruzione delle vie aeree, instabilità emodinamica e altre complicanze". Per ottenere un controllo rapido ed efficace dell'agitazione, precisa Siaarti, "possono essere necessarie dosi e associazioni farmacologiche capaci di determinare una sedazione profonda, fino alla perdita dei riflessi protettivi delle vie aeree. Tale trattamento deve quindi essere effettuato da professionisti adeguatamente formati e all'interno di un sistema in grado di garantire immediatamente competenze avanzate nella gestione delle vie aeree, della ventilazione e delle funzioni vitali. In questo ambito, la formazione e le competenze dell'anestesista-rianimatore assumono un ruolo fondamentale”.
"Anche il quadro giuridico - osservano gli anestesisti - richiede particolare attenzione. La sedazione è un trattamento sanitario e, come tale, è normalmente subordinata al consenso della persona. Nelle condizioni di emergenza e urgenza, quando il paziente non sia in grado di esprimere validamente la propria volontà, il medico deve assicurare le cure necessarie secondo appropriatezza, proporzionalità e tutela della persona. Diversa e più problematica è la situazione in cui il trattamento farmacologico venga proposto principalmente per contenere una persona che lo rifiuta o che non sia ancora stata compiutamente valutata dal punto di vista clinico". Il quadro normativo e applicativo, evidenziano la Siaarti, "non offre indicazioni sufficientemente uniformi e specifiche in merito ai presupposti, alle responsabilità, alle procedure e alle garanzie della sedazione farmacologica urgente nei contesti extraospedalieri caratterizzati da grave agitazione e pericolo immediato. Tale incertezza", secondo gli anestesisti, "non può essere colmata affidandosi esclusivamente a iniziative locali o alla responsabilità dei singoli operatori. A ciò si aggiungono rilevanti differenze regionali nella composizione degli equipaggi di emergenza territoriale, nella presenza del medico, nella formazione del personale, nella disponibilità dei farmaci e nelle procedure di collaborazione con le forze dell’ordine”.
"Di fronte a eventi così drammatici - afferma Elena Bignami, presidente Siaarti - è comprensibile cercare risposte immediate, ma attribuire a una singola procedura o un unico elemento organizzativo la capacità di evitare sempre conseguenze tragiche rischia di restituire una rappresentazione incompleta. Occorrono rigore, prudenza e rispetto per la complessità clinica e operativa di questi interventi".
"La gestione di una persona in stato di grave agitazione - aggiunge Davide Colombo, referente Siaarti per la Medicina critica dell'emergenza - richiede sicurezza della scena, valutazione medica precoce, competenze avanzate, disponibilità di farmaci e dispositivi adeguati e una chiara definizione dei ruoli. La sedazione non può essere considerata una manovra automatica: è un trattamento potenzialmente salvavita, ma anche capace di produrre conseguenze gravissime quando effettuato senza preparazione, monitoraggio e capacità di gestione delle complicanze”.
La società scientifica ritiene pertanto "necessario avviare rapidamente un confronto nazionale che coinvolga tutti i soggetti interessati, al fine di promuovere una gestione comune, efficace e supportata da interventi normativi, organizzativi e formativi per definire il miglior approccio alla gestione di persone che, in condizioni di grave agitazione, vivono un'emergenza e che, anche quando la situazione richiede misure di sicurezza, restano in primo luogo pazienti da assistere e tutelare. Solo un approccio interdisciplinare, fondato sulle evidenze, sulla formazione e su regole chiare - ribadisce la Siaarti - può tutelare contemporaneamente la persona assistita, i cittadini, gli operatori sanitari e gli appartenenti alle forze dell'ordine". La società scientifica, conclude la nota, "conferma la propria disponibilità a contribuire fin da subito a un confronto nazionale tra professionisti sanitari, servizi di emergenza territoriale, forze dell'ordine, giuristi e istituzioni, affinché un evento così drammatico possa trasformarsi in un'occasione concreta di miglioramento del sistema, attraverso la definizione di protocolli condivisi, standard formativi e indicazioni normative uniformi”.
Salute, Barbaglia (Respiriamo insieme): "In donne diagnosi tardiva di Bpco scambiata per asma”
Roma, 27 lug. (Adnkronos Salute) - L’esperienza dell’associazione che “da oltre 10 anni affianca persone affette da Bpco nella gestione della malattia conferma pienamente quanto emerge” dell’Advisory board organizzato in occasione della Giornata internazionale della donna. Simona Barbaglia, presidente dell'Associazione nazionale pazienti Respiriamo insieme Aps, nel commentare i contenuti del documento condiviso da pneumologhe e donne con Broncopneumopatia cronica ostruttiva, dedicato all’approfondimento delle caratteristiche e ai bisogni della malattia nel sesso femminile, spiega che “molte donne arrivano alla diagnosi di Bpco dopo anni di sintomi interpretati come asma, bronchite cronica, scarsa forma fisica, menopausa o semplicemente come conseguenza dell’età. In altri casi, soprattutto se non fumatrici o ex fumatrici, con un consumo limitato di tabacco, la Bpco non viene nemmeno presa in considerazione tra le prime ipotesi diagnostiche”.
Il ritardo diagnostico “ha conseguenze importanti - continua Barbaglia - Significa arrivare a dare un nome alla malattia quando questa ha già compromesso, in modo spesso irreversibile, la salute di queste donne che convivono con dispnea, limitazioni nella vita quotidiana, riacutizzazioni, ricoveri evitabili e una progressiva perdita di autonomia. Ma significa anche perdere opportunità preziose di intervenire precocemente con programmi di cessazione del fumo, terapia farmacologica appropriata, vaccinazioni, riabilitazione respiratoria e supporto multidisciplinare. Anche dal nostro progetto ‘Scritture in rosa’, che ha raccolto le storie di donne con patologie respiratorie croniche - precisa - emerge chiaramente come il ritardo diagnostico non sia solo un problema clinico, ma anche umano: molte si sono sentite poco ascoltate, normalizzano i sintomi per anni”.
La Bpco “continua a essere percepita come una ‘malattia del fumatore’ - osserva Barbaglia - e questo genera nelle donne un forte senso di colpa, anche quando il fumo rappresenta solo uno dei molteplici fattori di rischio. Nelle storie raccolte da ‘Scritture in rosa’, ma non solo, emergono frequentemente parole come ‘vergogna’, ‘isolamento’, ‘paura del giudizio’ e ‘difficoltà a chiedere aiuto’. Le donne riferiscono di aver a lungo nascosto la propria dispnea, di evitare attività sociali perché temono di non riuscire a stare al passo con gli altri o di vivere con disagio anche gesti semplici come usare l’ossigenoterapia in pubblico”. Inoltre, “molte donne - prosegue la presidente di Respiriamo insieme - raccontano di essersi potute occupare della loro salute troppo tardi e solo dopo essersi prese cura di mariti, figli o nipoti. Molte continuano a mettere al primo posto i bisogni della famiglia, rimandando visite ed esami. Questo porta spesso a diagnosi ancora più tardive e a un peggioramento della qualità di vita. Contrastare lo stigma - puntualizza - significa anche cambiare” la narrazione della patologia che “non è ‘meritata’, ma una condizione cronica “he può e deve essere riconosciuta precocemente, trattata in modo appropriato e affrontata senza pregiudizi”.
Per invertire la tendenza, Barbaglia individua 4 priorità su cui agire. “La prima ovviamente è garantire una diagnosi precoce: occorre diffondere la cultura della spirometria come esame semplice e fondamentale, rendendola facilmente accessibile soprattutto nelle cure primarie e per le persone con sintomi respiratori persistenti. La seconda riguarda la riabilitazione respiratoria: troppe persone non vi accedono. Per renderla realmente disponibile in modo uniforme sul territorio - suggerisce - si possono sviluppare anche modelli domiciliari e di tele-riabilitazione. La terza è la presa in carico multidisciplinare - con pneumologo, medico di medicina generale, fisioterapista respiratorio, infermiere, psicologo, dietista - e, quando necessario, altri specialisti come assistente sociale o psicologo, dato l’mpatto sulla vita lavorativa, familiare e relazionale”.
E, ancora, “la quarta azione è promuovere una reale medicina di genere nella pneumologia. La crescente prevalenza della Bpco nelle donne - riflette Barbaglia - impone percorsi diagnostici, campagne di sensibilizzazione e programmi formativi che tengano conto delle differenze biologiche, cliniche e sociali tra uomini e donne. Infine, chiediamo che la voce dei pazienti venga coinvolta stabilmente a livello istituzionali nella progettazione dei Pdta, delle campagne informative e dei percorsi assistenziali, perché siano più efficaci”.
In questo contesto, “crediamo che i Medici di medicina generale abbiano un ruolo determinante - sottolinea Barbaglia - ma necessitano di un ulteriore supporto formativo sulla medicina di genere applicata alla pneumologia. Lo stesso Advisory Board identifica la limitata conoscenza della Bpco femminile e la ridotta consapevolezza della malattia nella medicina territoriale come uno dei principali fattori che contribuiscono al ritardo diagnostico. Per questo appoggiamo con entusiasmo programmi di formazione congiunta tra società scientifiche, medicina generale e associazioni di pazienti. Accanto alla formazione, servono - elenca - poi strumenti organizzativi che consentano al medico di utilizzare facilmente la spirometria, lavorare in rete e attivare rapidamente percorsi diagnostici e riabilitativi. L’abolizione della scheda di prescrizione specialistica per la triplice terapia inalatoria nella Bpco - conclude - semplifica la presa in carico, ma deve essere accompagnata da percorsi condivisi, formazione continua e una reale integrazione tra domicilio, territorio ed ospedale”.
Bpco, pneumologa Foschino Barbaro: "Nella donna sintomi diversi, attenzione alle giovani”
Roma, 27 lug. (Adnkronos Salute) - “C’è la necessità di prestare maggiore attenzione alla Bpco nella donna, perché ancora oggi viene diagnosticata meno frequentemente rispetto all’uomo. Il motivo principale è che la presentazione clinica è diversa. Siamo abituati a diagnosticare la Bpco nell’uomo fumatore che presenta tosse, espettorazione, cioè catarro, e dispnea, ovvero affanno. Nella donna, invece, spesso il sintomo predominante è soltanto la dispnea, senza tosse né catarro. Questo porta facilmente a ipotizzare una diagnosi di asma piuttosto che di Bpco. Inoltre la donna è più suscettibile agli effetti degli inquinanti: non solo al fumo di sigaretta, ma anche agli inquinanti domestici e quelli ambientali. Per questo motivo esistono molte donne non fumatrici che sviluppano comunque la broncopneumopatia cronica ostruttiva, senza però ricevere una diagnosi corretta”. Così Maria Pia Foschino Barbaro, pneumologa, professore onorario di Malattie dell’Apparato respiratorio, dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche dell’Università di Foggia, commenta i contenuti dell’Advisory board organizzato in occasione della Giornata Internazionale della Donna, che ha coinvolto pneumologhe e donne affette da Bpco, con l’obiettivo di approfondire le peculiarità ed i bisogni della malattia nel sesso femminile.
“La Bpco nella donna tende anche a manifestarsi più precocemente rispetto all’uomo, quindi anche prima dei 40 anni - continua l’esperta - Tuttavia, proprio per la diversa sintomatologia, viene spesso scambiata per asma. Anche se, in termini assoluti, gli uomini fumano ancora più delle donne, a parità di esposizione al fumo la donna sviluppa sintomi più importanti: presenta maggiore dispnea, un declino più rapido della funzione polmonare, un numero superiore di riacutizzazioni e, complessivamente, una malattia più grave. A questo si aggiunge un altro elemento importante: nelle patologie croniche la donna presenta più frequentemente ansia e depressione. Molto spesso questi sintomi vengono attribuiti semplicemente a uno stato ansioso, senza approfondire adeguatamente la possibile presenza di una Bpco”.
Anche i fattori biologici - genetica, anatomia, fisiologia e ormoni - influenzano il comportamento sanitario e l’accesso alle cure. “La donna - chiarisce Foschino Barbaro - tende a chiedere aiuto più tardi rispetto all’uomo e, per i numerosi ruoli familiari e assistenziali che ricopre, spesso rimanda le visite mediche, mettendo le proprie esigenze dopo quelle degli altri. Esistono inoltre comorbidità, come ansia e depressione, che possono confondere ulteriormente il quadro clinico. È quindi fondamentale che il medico pensi alla possibilità di una Bpco anche nelle donne più giovani e con una storia di fumo non particolarmente importante, eseguendo una spirometria. Oggi, infatti, alle donne viene prescritta la spirometria molto meno frequentemente rispetto agli uomini”.
Anche la risposta ai farmaci può essere diversa. “Ad esempio - spiega Foschino Barbaro - gli uomini sembrano rispondere meglio ai corticosteroidi inalatori utilizzati nella Bpco, mentre le donne commettono più frequentemente errori nell’utilizzo degli inalatori e sono anche meno aderenti alla cura. I dati Osmed” sull’impiego dei farmaci, “mostrano che, nonostante in generale la donna sia più attenta alla salute, l’aderenza alle terapie inalatorie è inferiore rispetto a quella degli uomini, soprattutto nel Sud Italia, con l’eccezione del periodo pandemico. Trattandosi di una terapia cronica, l’abbandono precoce rappresenta un problema rilevante. Anche in questo caso entrano probabilmente in gioco fattori sociali”.
Per migliorare la presa in carico della Bpco femminile per la pneumologa “è necessario aumentare l’attenzione alle differenze di genere. L’Italia dispone già di una legge, approvata nel 2018, che promuove l’integrazione della medicina di genere nel Servizio sanitario, ma serve una maggiore sensibilizzazione del personale sanitario e pensare più frequentemente alla Bpco nelle donne, in presenza di dispnea". "Un altro obiettivo fondamentale - aggiunge Foschino Barbaro - è aumentare la diffusione delle conoscenze sulle differenze di genere non solo tra gli operatori sanitari, ma anche nella popolazione: le donne devono essere consapevoli della loro maggiore suscettibilità agli effetti del fumo e degli inquinanti”.
Guardando al futuro, “i dati del ministero mostrano che già intorno agli 11 anni le bambine fumano più dei coetanei maschi e che, a 17 anni, la differenza è ancora più marcata". "Questo comporterà inevitabilmente un cambiamento dell’epidemiologia delle malattie respiratorie - avverte l’esperta - È quindi fondamentale investire nella prevenzione, soprattutto nelle scuole, informando sui danni del fumo e degli inquinanti ambientali. La maggiore suscettibilità femminile agli inquinanti dipende anche da fattori anatomici e biologici. I polmoni sono mediamente più piccoli e quindi la stessa quantità di sostanze inalate si distribuisce su una superficie inferiore. Inoltre gli estrogeni hanno un’azione più pro-infiammatoria rispetto al testosterone. Questa maggiore suscettibilità - illustra - riguarda non solo la Bpco, ma anche il tumore del polmone. Esistono infatti donne che sviluppano un tumore polmonare pur non avendo mai fumato, mentre nell’uomo la malattia è molto più frequentemente associata al tabagismo. La priorità - conclude - è aumentare la conoscenza di queste differenze, soprattutto tra i giovani, affinché sia possibile prevenire la malattia, riconoscerla precocemente e garantire alle donne un percorso diagnostico e terapeutico realmente adeguato alle loro caratteristiche biologiche e sociali”.
'Scuola in ascolto', Regione Lombardia lancia nuovo bando da 3,7 milioni per il benessere degli studenti
Roma, 27 lug. (Adnkronos) - E’ aperto il nuovo bando ‘Scuola in Ascolto’er il triennio 2026-2029. Un investimento di oltre 3,7 milioni di euro che guarda al futuro della scuola lombarda, mettendo al centro le persone, la prevenzione e la qualità delle relazioni educative. L’obiettivo è, infatti, ascoltare gli studenti per prevenire il disagio e favore il benessere psicologico, educativo e relazionale delle nuove generazioni, rafforzare le comunità educanti e costruire una scuola sempre più inclusiva. Il servizio è rivolto alle istituzioni scolastiche statali e paritarie del primo e del secondo ciclo di istruzione e alle Istituzioni formative del sistema di Istruzione e Formazione Professionale (IeFP). L’iniziativa si inserisce nel quadro del nuovo protocollo d’intesa tra Regione Lombardia e Ufficio Scolastico Regionale per la Lombardia.
“Sulla scia dei risultati della prima programmazione - commenta l’assessore regionale all’Istruzione, Formazione e lavoro Simona Tironi - la misura viene rafforzata con uno stanziamento di 3.738.000 euro, superiore a quello del precedente triennio, e con importanti novità pensate per semplificare il lavoro delle scuole, valorizzare l'esperienza maturata sul territorio e garantire continuità ai servizi di supporto. I risultati raggiunti nel triennio 2023-2025 - sottolinea Tironi - confermano l'importanza dell'investimento di Regione Lombardia”.
Grazie a 52 reti territoriali, composte da scuole statali, scuole paritarie e istituzioni formative, il progetto ha coinvolto 945 istituzioni scolastiche e formative dell'intero territorio regionale. Sono stati contrattualizzati 417 professionisti, di cui 301 psicologi e 116 pedagogisti. Attraverso 391 sportelli di ascolto sono stati realizzati migliaia di colloqui individuali con studenti, famiglie e personale scolastico e promossi 381 interventi direttamente nelle classi, dedicati alla prevenzione del disagio, all'educazione emotiva e alla promozione del benessere.
L’iniziativa prevede una prima fase di raccolta delle manifestazioni di interesse per individuare le istituzioni scolastiche e formative capofila e le relative reti territoriali interessate alla realizzazione del servizio. Le istituzioni capofila in possesso dei requisiti richiesti saranno selezionate e accederanno alla seconda fase, dedicata alla realizzazione del servizio e al relativo finanziamento. La presentazione delle Manifestazioni di Interesse dovrà essere inviata a Regione Lombardia esclusivamente online tramite la piattaforma Bandi e Servizi, dalle ore 12.00 del 27 luglio ed entro le ore 17.00 del 2 ottobre, previa autenticazione tramite SPID, Carta d’Identità Elettronica (CIE) o Carta Nazionale/Regionale dei Servizi (CNS/CRS). Per eventuali richieste di informazioni è possibile contattare la casella di posta elettronica dedicata: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..
“Scuola in Ascolto” - conclude l’assessore Tironi - è diventato, in pochi anni, un punto di riferimento per le comunità scolastiche lombarde, contribuendo a costruire ambienti educativi più inclusivi, attenti ai bisogni degli studenti e capaci di intervenire tempestivamente nelle situazioni di fragilità”.
Alcuni mesi fa, nel marzo 2026, in occasione della visita che l’assessore Tironi fece a Chiara Mocchi, l’insegnante di francese di Trescore Balneario (BG) accoltellata da un tredicenne nei corridoi dell'Istituto Comprensivo "Leonardo Da Vinci" e poi ricoverata all’;Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, mise in evidenza l’importanza degli sportelli della ‘Scuola in ascolto’, “presìdi fondamentali all’interno degli istituti - rimarcò - per intercettare fragilità, bisogni e segnali che non possono essere ignorati”. L’insegnante ricevette poi il 29 maggio scorso, nel corso della Festa della Lombardia, il Premio Rosa Camuna, la più alta onorificenza attribuita dalla Regione.
‘'E poi... non ti ho vista più' virale su TikTok, Fiorello esulta: "Ballatela sotto il sole”
Roma, 27 lug.(Adnkronos) - 'E poi... non ti ho vista più' virale grazie su TikTok a 23 anni dalla sua uscita. Il singolo dei 360 Gradi - il gruppo dietro al successo di 'Sandra' del 1999 - impreziosito dal featuring di Fiorello è pronto a (ri)conquistare l'estate italiana.
"'E poi... non ti ho vista più', e invece è tornata e la stiamo risentendo su TikTok", commenta ironico lo showman al’Adnkronos. "Ma che bella questa cosa! Evviva, mi fa molto piacere. Ballatela sotto il sole, sul pattino, su una canoa. Divertitevi", aggiunge divertito. Per 'Fiore Nazionale' e per il duo formato da Stefano Gentili e Marco Faragli è un ritorno inatteso ma perfettamente in linea con la logica dei social: un serbatoio infinito dove le canzoni rinascono, cambiano contesto, trovano nuove generazioni e nuovi modi di essere ascoltate.
Correva l'anno 2003. Tra il trionfo di 'Gocce di memoria' di Giorgia e ‘Un'emozione per sempre' di Eros Ramazzotti, in radio risuonava 'E poi... non ti ho vista più'. Una di quelle canzoni che ti prende subito, perché racconta un sentimento universale, dove tutti possono riconoscersi: un amore che si spegne all'improvviso. Una presenza che svanisce tra la folla, mentre i pensieri si sfilacciano su una melodia sospesa tra malinconia e dolcezza. Il brano racconta un addio improvviso: una storia semplice e autentica, dove si ama, si perde e si ricomincia. Leggendo il testo si capisce subito che la canzone non vuole consolare né urlare il dolore, ma preferisce mettere nero su bianco una riflessione sui sentimenti che cambiano e sulle persone che, a volte, prendono strade diverse: una consapevolezza attraversa tutto il pezzo.
“L'amore va così, a volte viene a volte va", recita il brano: una frase che ne riassume perfettamente il cuore. Il brano divenne la sigla di 'Viva Radio 2', la trasmissione di Fiorello e Marco Baldini, e raggiunse la nona posizione nella classifica dei singoli italiana. A contribuire a rendere il brano riconoscibile, è stato anche il videoclip con dei simpatici granchietti animati. "Era un video particolare, interessante e divertente", sorride oggi Fiorello, ripensando a quella stagione.
'E poi...non ti ho vista più' è solo uno dei tanti brani tornati popolari grazie a TikTok. Negli ultimi anni la piattaforma ha riportato in circolazione numerose canzoni del passato, trasformandole in nuovi tormentoni virali: da ‘L'amore non mi basta' di Emma Marrone a classici come 'Amore no' di Adriano Celentano, 'Più di te' di Mina, 'Pedro' di Raffaella Carrà, 'Ma quale idea' di Pino D’Angiò, 'Ma non ho più la mia città' di Gerardina Trovato o 'Running Up That Hill (A Deal With God)' di Kate Bush. Il meccanismo è sempre lo stesso: un trend, una challenge, una serie tv o un frammento audio scelto dagli utenti basta a riaccendere l’attenzione su brani che appartengono a epoche diverse. TikTok diventa così un archivio, dove la Genezione Z riscopre vecchie hit e le rilegge con un linguaggio nuovo. In questo modo canzoni che sembravano appartenere solo alla memoria diventano nuovamente attuali, attraversano generazioni e ritrovano una seconda vita digitale.
EY-Parthenon, in 1° sem. 2026 accelera mercato investimenti
Roma, 27 lug. (Adnkronos/Labitalia) - Il settore degli investimenti mostra segnali di forte dinamismo in Italia nei primi sei mesi dellanno con una crescita delle operazioni di M&a, private equity, venture capital e degli investimenti in infrastrutture digitali. È quanto emerge dallEY-Parthenon Bulletin, secondo cui la vera sfida per il Paese sarà trasformare questa fase di espansione in una crescita economica strutturale, intervenendo su nodi cruciali come produttività, competenze, costo dellenergia e nuove tecnologie. Secondo le stime del report, leconomia italiana dovrebbe registrare una crescita del Pil dello 0,6% nel 2026, sostenuta soprattutto da consumi e investimenti, in un contesto internazionale ancora caratterizzato da incertezza geopolitica e tensioni commerciali. Parallelamente, emerge un clima di fiducia nel mondo imprenditoriale: il 74% dei ceo italiani prevede di realizzare operazioni di M&a nei prossimi mesi, una quota superiore alla media europea e globale, mentre il 68% intende incrementare gli investimenti in intelligenza artificiale, considerandola un fattore strutturale di competitività.
Secondo Marco Daviddi, managing partner Ey-Parthenon in Italia: “Tra il 2020 e il 2025 l’economia italiana - sottolinea - ha mostrato una capacità di recupero superiore a quella spesso rappresentata nel dibattito pubblico: il Pil nominale è cresciuto del 36%, superando Germania e Francia, mentre il Pil reale pro capite ha registrato, secondo le nostre stime, un incremento compreso tra il 10% e l’11%, collocando l’Italia ai vertici della crescita cumulata tra i principali Paesi europei.
Oggi non osserviamo segnali di recessione, ma una crescita positiva, seppur contenuta, che riflette un percorso di trasformazione ancora troppo lento. In questo quadro, i 700 deal di M&a annunciati nel primo semestre del 2026 (+18%) e la propensione agli investimenti espressa dal 74% dei ceo italiani confermano la volontà delle imprese di accelerare i processi di crescita e consolidamento. Il punto centrale non è quindi una fragilità congiunturale, quanto piuttosto la difficoltà di tradurre i fattori di tenuta in una traiettoria di sviluppo più robusta e persistente. La competitività delle imprese italiane è reale, così come la capacità di adattamento agli shock, ma operano allinterno di un sistema che continua ad essere frenato da vincoli strutturali: demografia, energia, salari e adozione delle tecnologie. La vera sfida oggi non è comprendere se il Paese sia sufficientemente solido, ma se sarà in grado di aumentare la velocità con cui affronta il cambiamento", continua ancora.
Nel dettaglio, nei primi sei mesi del 2026 sono state annunciate 700 operazioni di M&a, +18% rispetto alle 595 dello stesso periodo del 2025, per un controvalore complessivo di 25,3 miliardi di euro (+35%). A trainare il mercato, sono soprattutto l’industria manifatturiera, la tecnologia, i beni di consumo e i servizi. A livello mondiale il valore delle operazioni ha raggiunto 3.000 miliardi di dollari, il valore più elevato mai registrato in soli 6 mesi con una crescita del 42% rispetto al primo semestre del 2025. Continua anche il rafforzamento del Private equity i cui fondi hanno partecipato a 330 operazioni su target italiane per un valore complessivo di 7,9 miliardi di euro, rappresentando il 47% degli acquirenti presenti sul mercato. Oltre la metà delle transazioni (56%) riguarda operazioni add-on, segnale di una strategia sempre più orientata al consolidamento industriale delle società già in portafoglio.
Segnali di maturazione giungono anche dal venture capital con investimenti saliti a 673 milioni di euro (+47%), mentre il numero di operazioni si è ridotto da 132 a 104, una dinamica che riflette una maggiore selettività del mercato e un aumento della dimensione media dei round, passata da circa 3,5 a 6,5 milioni di euro. Nel Real estate gli investimenti hanno raggiunto 7,2 miliardi di euro (+24%) con gli asset alternativi, tra cui logistica, hospitality, infrastrutture operative, che rappresentano circa il 60% del mercato complessivo. Tra i comparti più strategici figurano, infine, i data center, considerati cruciali per lo sviluppo dell’Ia e del cloud. In Italia sono in via di sviluppo progetti per oltre 300 MW di capacità installata e investimenti stimati di 25 miliardi di euro entro il 2028.
Per Marco Daviddi, managing partner EY-Parthenon in Italia: “Il ruolo del capitale si sta ridefinendo in chiave sempre più selettiva e trasformativa. La sfida dei prossimi anni sarà rendere il Paese meno dipendente da fattori ciclici e più sostenuto da condizioni strutturali favorevoli all’attrazione dei talenti e alla crescita delle imprese, come condizione per poter garantire equità e sviluppo. Le sfide demografiche, energetiche, di trasformazione digitale e tecnologica che il Paese deve affrontare sono note da tempo. Ciò che farà la differenza sarà la capacità di affrontarle con un senso di urgenza che finora è spesso mancato. Perché il rischio principale per l’Italia non è una crisi economica. È l’illusione che il tempo giochi ancora a nostro favore", conclude.
Tumori, Colao (Css): "Per neuroendocrini occorrono informazione e formazione”
Roma, 21 lug. (Adnkronos Salute) - "I tumori neuroendocrini sono rari, ma sono tanti. Bisogna essere preparati al fatto che questo tipo di malattia può insorgere con sintomi molto variegati e molto diversi, poiché diversi sono gli organi in cui il tumore può avere origine. La parola chiave è quindi lo studio, l'informazione, la formazione del personale e, se vogliamo, il miglioramento degli strumenti diagnostici che oggi abbiamo a disposizione". Sono le parole di Annamaria Colao, vicepresidente del Consiglio superiore di sanità (Css) e direttore Dipartimento assistenziale integrato di Endocrinologia, Diabetologia, Andrologia e Nutrizione presso l'università degli Studi di Napoli 'Federico II', oggi al Senato nel corso dell'incontro 'Tumori neuroendocrini, oltre la rarità: dai reali bisogni alle possibili soluzioni', promosso dal senatore Guido Quintino Liris con il supporto non condizionante di Ipsen.
"La fortuna - spiega - è che questi tumori esprimono praticamente sempre un recettore che appartiene alla famiglia dei recettori dei neurotrasmettitori - spiega - e quindi lo possiamo in qualche modo individuare e visualizzare. Questo ci è utile non solo per una diagnosi tempestiva, ma anche per una terapia che diventerà sempre più personalizzata”.
"Il cittadino - avverte Colao - deve sapere che tanti sintomi diversi, che possono andare dal banale ingombro addominale, con sintomi sfumati di cattiva digestione che si ripetono troppo spesso nel tempo, fino a un picco pressorio, a una vampata, a una sudorazione importante o a un rossore al volto, possono in realtà essere l'espressione di questi tumori”.
Caso Fakir, anestesisti: "Per la gestione di grave agitazione servono competenze, integrazione e regole condivise”
Roma, 27 lug. (Adnkronos Salute) - La Società italiana di anestesia, analgesia, rianimazione e terapia intensiva (Siaarti) "esprime profondo cordoglio per la morte di Abderrahim Fakir, avvenuta a Bologna, e manifesta vicinanza ai suoi familiari. Quanto accaduto richiama tuttavia l'attenzione su un problema clinico, organizzativo, giuridico ed etico che non può essere affrontato attraverso dichiarazioni semplificative o individuando una singola manovra come soluzione valida in ogni circostanza", riporta una nota della società scientifica.
"Alcune condizioni psichiatriche acute, gli stati confusionali e deliranti e l'intossicazione da sostanze - spiega Siaarti - possono determinare alterazioni profonde della coscienza e del comportamento, associate a grave agitazione e a un rischio immediato per la persona, per i soccorritori e per chi si trova nelle vicinanze. In questi contesti il confine tra intervento sanitario, tutela della sicurezza e azione delle forze dell'ordine è particolarmente complesso". Queste "possono essere chiamate a garantire la sicurezza della scena e a utilizzare strumenti di contenimento proporzionati alla situazione. Parallelamente, il personale sanitario deve identificare rapidamente le possibili cause cliniche dell'agitazione, valutare le condizioni vitali e stabilire se sia necessario un trattamento farmacologico urgente. La sedazione può rappresentare, in circostanze selezionate, una componente essenziale del trattamento. Non costituisce tuttavia una procedura semplice né priva di rischi - sottolineano gli esperti - La somministrazione di farmaci sedativi a una persona fortemente agitata richiede una valutazione clinica immediata, la scelta appropriata del farmaco e della via di somministrazione, il monitoraggio continuo e la capacità di riconoscere e trattare tempestivamente depressione respiratoria, ostruzione delle vie aeree, instabilità emodinamica e altre complicanze". Per ottenere un controllo rapido ed efficace dell'agitazione, precisa Siaarti, "possono essere necessarie dosi e associazioni farmacologiche capaci di determinare una sedazione profonda, fino alla perdita dei riflessi protettivi delle vie aeree. Tale trattamento deve quindi essere effettuato da professionisti adeguatamente formati e all'interno di un sistema in grado di garantire immediatamente competenze avanzate nella gestione delle vie aeree, della ventilazione e delle funzioni vitali. In questo ambito, la formazione e le competenze dell'anestesista-rianimatore assumono un ruolo fondamentale”.
"Anche il quadro giuridico - osservano gli anestesisti - richiede particolare attenzione. La sedazione è un trattamento sanitario e, come tale, è normalmente subordinata al consenso della persona. Nelle condizioni di emergenza e urgenza, quando il paziente non sia in grado di esprimere validamente la propria volontà, il medico deve assicurare le cure necessarie secondo appropriatezza, proporzionalità e tutela della persona. Diversa e più problematica è la situazione in cui il trattamento farmacologico venga proposto principalmente per contenere una persona che lo rifiuta o che non sia ancora stata compiutamente valutata dal punto di vista clinico". Il quadro normativo e applicativo, evidenziano la Siaarti, "non offre indicazioni sufficientemente uniformi e specifiche in merito ai presupposti, alle responsabilità, alle procedure e alle garanzie della sedazione farmacologica urgente nei contesti extraospedalieri caratterizzati da grave agitazione e pericolo immediato. Tale incertezza", secondo gli anestesisti, "non può essere colmata affidandosi esclusivamente a iniziative locali o alla responsabilità dei singoli operatori. A ciò si aggiungono rilevanti differenze regionali nella composizione degli equipaggi di emergenza territoriale, nella presenza del medico, nella formazione del personale, nella disponibilità dei farmaci e nelle procedure di collaborazione con le forze dell’ordine”.
"Di fronte a eventi così drammatici - afferma Elena Bignami, presidente Siaarti - è comprensibile cercare risposte immediate, ma attribuire a una singola procedura o un unico elemento organizzativo la capacità di evitare sempre conseguenze tragiche rischia di restituire una rappresentazione incompleta. Occorrono rigore, prudenza e rispetto per la complessità clinica e operativa di questi interventi".
"La gestione di una persona in stato di grave agitazione - aggiunge Davide Colombo, referente Siaarti per la Medicina critica dell'emergenza - richiede sicurezza della scena, valutazione medica precoce, competenze avanzate, disponibilità di farmaci e dispositivi adeguati e una chiara definizione dei ruoli. La sedazione non può essere considerata una manovra automatica: è un trattamento potenzialmente salvavita, ma anche capace di produrre conseguenze gravissime quando effettuato senza preparazione, monitoraggio e capacità di gestione delle complicanze”.
La società scientifica ritiene pertanto "necessario avviare rapidamente un confronto nazionale che coinvolga tutti i soggetti interessati, al fine di promuovere una gestione comune, efficace e supportata da interventi normativi, organizzativi e formativi per definire il miglior approccio alla gestione di persone che, in condizioni di grave agitazione, vivono un'emergenza e che, anche quando la situazione richiede misure di sicurezza, restano in primo luogo pazienti da assistere e tutelare. Solo un approccio interdisciplinare, fondato sulle evidenze, sulla formazione e su regole chiare - ribadisce la Siaarti - può tutelare contemporaneamente la persona assistita, i cittadini, gli operatori sanitari e gli appartenenti alle forze dell'ordine". La società scientifica, conclude la nota, "conferma la propria disponibilità a contribuire fin da subito a un confronto nazionale tra professionisti sanitari, servizi di emergenza territoriale, forze dell'ordine, giuristi e istituzioni, affinché un evento così drammatico possa trasformarsi in un'occasione concreta di miglioramento del sistema, attraverso la definizione di protocolli condivisi, standard formativi e indicazioni normative uniformi”.
Innovazione, si chiude Wmf a Bologna: record 75mila presenze
Roma, 27 lug. (Adnkronos) - L’ultima edizione del We Make Future (Wmf), si chiude con 75 mila presenze da 90 Paesi e più di 800 espositori e sponsor. L’evento ideato, organizzato e prodotto da Search On Media Group e centrato su Ai, Tech & Digital, ha raccolto dal 24 al 26 giugno, a Bologna, 3 mila tra startup, Pmi e open innovation stakeholder, oltre 50 delegazioni internazionali, 20 padiglioni esteri e più di 40 eventi partner. La startup competition Internazionale, giunta alla sua 13esima edizione, ha incoronato 4 startup vincitrici: per il Jury Award, TerraSpark, per l’Audience Award, MaestroHub, per il Global Impact Challenge Award, Brainfood Intelligent Media Cloud, e per il Saudi Makes Future Award, WealthRyse. A rendere il Wmf un punto di riferimento per la crescita delle startup è anche il suo network internazionale di investitori, corporate, media e startup organization, attivo soprattutto tra Europa, Nord America e Asia e capace di coprire l’intero ciclo di vita di una startup, dal pre-seed allo scale-up. Un ecosistema che si articola su tre livelli - capitale, deal flow e amplificazione - e che rappresenta 304 miliardi di dollari in Assets Under Management, 1.5 miliardi di dollari di valore in portafoglio e più di 17.000 round di investimento gestiti.
“Il Wmf 2026 ha mostrato con chiarezza che l’innovazione non è un settore, ma un campo comune in cui si decidono sviluppo economico, democrazia, cultura, lavoro, diritti e futuro”, dichiara Cosmano Lombardo, founder e ceo di Search On Media Group e ideatore del Wmf. “In questi tre giorni abbiamo visto nascere connessioni tra ecosistemi molto diversi, dal mondo industriale alla ricerca, dal digitale alla cultura, dal capitale internazionale alle nuove imprese. È un risultato che rafforza il lavoro che portiamo avanti come Search On Media Group: costruire piattaforme capaci di generare valore per il sistema dell’innovazione, in Italia e nel mondo. Build What Matters significa proprio questo: mettere tecnologia, business e responsabilità al servizio di ciò che può incidere davvero sul futuro”.
Il Wmf “conferma il proprio ruolo di piattaforma globale dell’innovazione” e rilancia il percorso oltre Bologna e l’Italia: il 5 novembre sarà a San Francisco con AI For Future, dal 14 al 16 dicembre a Riyadh con Saudi Makes Future, poi al Ces di Las Vegas e all’AI Festival 2027, in programma l’11 e 12 febbraio a Milano, fino alla prossima, già attesissima edizione del WMF 2027, il 10, 11 e 12 giugno 2027 a BolognaFiere.
Accanto alla dimensione business, il Wmf 2026 ha confermato il proprio ruolo di agorà culturale internazionale: uno spazio in cui pensieri, competenze e prospettive diverse si sono incontrati per leggere il presente e discutere le traiettorie del futuro. Sul mainstage e negli stage verticali si sono alternati rappresentanti istituzionali, imprenditori, scienziati, artisti, giornalisti, attivisti, innovatori e innovatrici da tutto il mondo, portando al pubblico visioni e testimonianze sui principali snodi del nostro tempo.
Tra gli ospiti di questa edizione: Henna Virkkunen, Vicepresidente Esecutiva della Commissione Europea per la Sovranità Tecnologica, la Sicurezza e la Democrazia, Michiel Scheffer, Presidente del Board dell’European Innovation Council, Lucia Borgonzoni, Sottosegretario di Stato al Ministero della Cultura, Roberto Saviano, Brunello Cucinelli, Mathew Knowles, Alberto Sangiovanni Vincentelli, Francesca Albanese, Nicola Gratteri, Veronica La Regina, Francesco Ubertini, Stefano Massini, Chris Smalls, Pierpaolo Bombardieri, Giuseppe Lombardo, Enrico Mentana, Corrado Formigli, Giulia Lamarca, Camihawke, Awed, Guglielmo Scilla, Gabriele Vagnato, Veronica Maffei, le Karma B e molte altre figure nazionali e internazionali.
Dalla sovranità tecnologica europea all’Intelligenza Artificiale, dal supercalcolo ai semiconduttori, dal cloud alla cybersecurity, dal lavoro ai diritti, dalla sicurezza all’informazione, dalla geopolitica alla sostenibilità, dalle mafie alla sorveglianza delle Big Tech, il Wmf ha attraversato alcuni dei principali nodi del dibattito globale, collegandoli alle sfide concrete di imprese, territori, istituzioni e cittadini. Tra le iniziative da segnalare, la creazione dell’Onil, il primo Osservatorio italiano non istituzionale dedicato all’mpatto dell’Intelligenza Artificiale sul mondo del lavoro, annunciato dal palco del Wmf e concretizzato durante il XIX Congresso nazionale Uil, con la firma del segretario generale Pierpaolo Bombardieri e del Founder e ceo di Search On Media Group Cosmano Lombardo. "Un ulteriore passo nel percorso congiunto avviato con Uil nel 2021, con la proposta di definizione del primo contratto collettivo per il settore AI & Digital Tech. Un percorso che punta a tutelare i diritti dei lavoratori e a favorire un confronto continuo tra innovazione, imprese e società", si legge in una nota.
Basilicata, 'Tra cielo e terra': a Castelsaraceno tre giorni di sport, natura e spettacolo
Roma, 27 lug. (Adnkronos) - 'Tra cielo e terra': a Castelsaraceno tre giorni di sport, natura e spettacolo. Dal 31 luglio al 2 agosto 2026 la Basilicata ospita i campioni francesi della highline per un evento unico sul ponte tibetano più lungo del mondo. Camminare nel cielo, tra due montagne, sospesi nel vuoto. Succederà a Castelsaraceno, nel cuore della Basilicata, dove dal 31 luglio al 2 agosto 2026 andrà in scena 'Tra cielo e terra', un evento che porterà alcuni tra i migliori highliner d’Europa a esibirsi in uno dei paesaggi più spettacolari del Sud Italia.
La cornice è quella del Ponte tra i Due Parchi, il ponte tibetano da record con i suoi 586 metri, che proprio il primo agosto celebrerà il quinto anniversario dalla sua inaugurazione. Per l’occasione il ponte e le montagne che uniscono il Parco Nnazionale del Pollino e il Parco nazionale dell'Appennino lucano Val d'Agri Lagonegrese diventeranno il palcoscenico di un teatro a cielo aperto. Promossa da Apt Basilicata e Comune di Castelsaraceno, da un'idea dell'associazione Polimeri, fondatrice del festival cinematografico 'Visioni verticali', la manifestazione porterà per la prima volta in Italia Les passagers du vide, collettivo francese diventato un punto di riferimento internazionale della highline dopo aver realizzato, la scorsa estate, una straordinaria traversata lunga 800 metri, installata a 4.000 metri di quota tra il Dente del Gigante e il Monte Mallet, nel massiccio del Monte Bianco.
Per tre giorni il borgo lucano diventerà il punto d'incontro tra sport, arte e turismo esperienziale. Gli alpinisti cammineranno su una sottile fettuccia sospesa nel vuoto, regalando al pubblico uno spettacolo di rara intensità, dove tecnica, equilibrio e paesaggio si fondono in un’unica esperienza. Le performance saranno accompagnate da workshop aperti al pubblico, proiezioni cinematografiche, incontri e momenti di approfondimento dedicati al futuro del turismo outdoor. La highline non è soltanto una disciplina estrema. È l’arte che indaga il nostro rapporto con il vuoto e la bellezza, trasformando il paesaggio in un’opera vivente. Questa è la filosofia di Les passagers du vide, collettivo formato da atleti, alpinisti, ingegneri, fotografi e videomaker che da oltre dodici anni realizzano imprese spettacolari nei luoghi più iconici del mondo, dalle Aiguilles d'arves nelle Alpi francesi fino ai monoliti di Bab N'Ali nel deserto marocchino.
"Quest'attività di co-marketing voluta da Apt assieme al Comune -dichiara il direttore generale dell'Apt Basilicata, Margherita Sarli- si inserisce nel nostro piano di interazioni territoriali che ha visto e vedrà ancora diverse attività in alcune aeree della nostra regione, tese ad accenderne i riflettori e a sottolinearne vocazioni. In questo caso, Castelsaraceno, insignito già come 'Luminous destination 2026' e di recente indicato dal ministero del Turismo nella corsa per il titolo come 'Best tourism village 2026', sarà ambasciatore del Pollino e della sua capacità di essere terreno ideale per gli amanti dell’outdoor. Portare per la prima volta in Italia un collettivo internazionale come Les Passagers du Vide, sul Ponte tra i Due Parchi, significa dare visibilità alla Basilicata".
L'esperienza lucana sarà documentata dagli stessi protagonisti attraverso un corto documentario dedicato a Castelsaraceno, che verrà presentato in anteprima durante il festival 'Visioni verticali' (Potenza, 16-18 ottobre 2026) e successivamente diffuso sui canali dell'Apt Basilicata e del Comune di Castelsaraceno.
La manifestazione prenderà il via venerdì 31 luglio con l’opening party in piazza Piano della Corte di Castelsaraceno (ore 17) e proseguirà con uno dei momenti più suggestivi dell’intero weekend: la Sunset highline sul Ponte tra i Due Parchi (ore 19), una spettacolare performance sospesa nel cielo al tramonto. La giornata di sabato 1 agosto sarà dedicata alla scoperta della disciplina con due sessioni di iniziazione gratuita allo slackline (ore 10.00-12.00 e 17.00-19.00), aperta a tutti, anche ai bambini. Nel corso della giornata si alterneranno poi le highline degli alpinisti in piazza Piano della Corte (ore 11.00) e sul Ponte tra i Due Parchi (ore 17.00-19.00). La serata proseguirà con la proiezione del documentario Des Équilibres (ore 21.00), che racconta le avventure degli alpinisti francesi dalle Alpi al deserto marocchino, seguito da un outdoor party con dj set (ore 22.00). L’evento si concluderà domenica 2 agosto con le ultime esibizioni di mattina sul Ponte tra i Due Parchi e con la tavola rotonda nel pomeriggio (16.30 alle 18.30), Outdoor e sviluppo turistico. Opportunità, strategie e visioni per la Basilicata, alla quale parteciperanno il direttore generale dell'At Basilicata, Margherita Sarli, il sindaco di Castelsaraceno, Rocco Rosano, operatori turistici ed esperti del settore per discutere del ruolo dell'outdoor come leva di sviluppo e promozione dei territori.


