11:38:22 NAPOLI. Ci sono storie che il tempo non cancella, ma custodisce. Storie di famiglia, di passioni e di arte che, attraverso le generazioni, trovano nuove forme per continuare a raccontarsi.
È anche la storia di Filomena “Minni” Diodati, soprano e figlia del dottor Giuseppe Diodati, medico in pensione e grande appassionato di fotografia, che torna protagonista sulla scena napoletana nell’atteso allestimento di Festa di Piedigrotta di Raffaele Viviani, con la regia di Nello Mascia.
Il debutto è fissato per l’8 settembre 2026 al Teatro Trianon Viviani, proprio nel giorno della tradizionale ricorrenza di Piedigrotta. Una coincidenza dal forte valore simbolico, quasi un incontro naturale tra la memoria di Napoli e la voce di una delle sue interpreti.
Per Minni Diodati non si tratta, peraltro, della prima volta. Nel 2008 aveva già preso parte allo stesso allestimento al Teatro Bellini. Oggi, a distanza di quasi vent’anni, torna a confrontarsi con quella stessa straordinaria pagina di teatro e musica popolare.
Un ritorno che assume così anche il sapore di un viaggio nella memoria, con il patrimonio artistico e umano della famiglia Diodati sullo sfondo.
Il padre Giuseppe, dopo una vita dedicata alla professione medica, ha coltivato con passione la fotografia, trasformando l’obiettivo in uno strumento per fermare istanti, volti e frammenti di vita. Una sensibilità verso le immagini e la memoria che, idealmente, incontra oggi la sensibilità artistica della figlia sul palcoscenico.
E proprio la memoria è uno dei fili conduttori di Festa di Piedigrotta.
Viviani raccontava una Napoli fatta di gente comune, di vicoli, di musica, di miseria e di speranza. Una città capace di trasformare la sofferenza in festa e il dolore in canto.
Oltre un secolo dopo, quelle voci tornano a farsi sentire.
Accanto a Minni Diodati, il cast riunisce numerosi protagonisti della scena napoletana, tra cui Oscar Di Maio, Pietra Montecorvino, Ciccio Merolla, Ernesto Lama, Ciro Capano, Federica Aiello e Gino Monteleone.
Le musiche di Viviani sono state rielaborate e riarrangiate da Eugenio Bennato, mentre la regia di Nello Mascia punta a restituire tutta la forza popolare e contemporanea di un’opera nata nel 1919, all’indomani della Prima guerra mondiale.
Una festa, quella raccontata da Viviani, che nasce dal bisogno di esorcizzare la paura e tornare a vivere. Ed è proprio questa capacità di parlare ancora al presente a rendere l’opera straordinariamente attuale.
L’8 settembre, dunque, il Trianon non ospiterà soltanto uno spettacolo.
Ospiterà una memoria collettiva.
E dentro quella memoria ci sarà anche Minni Diodati, con la sua voce e con una storia familiare che unisce arte, cultura e passione: quella di una figlia, di un soprano e di un padre, il dottor Giuseppe Diodati, che ha saputo guardare il mondo anche attraverso l’obiettivo di una macchina fotografica.
Dalla fotografia alla musica, dall’immagine alla voce: due modi diversi di custodire la memoria. E, questa volta, sarà Minni a trasformarla in emozione sul palcoscenico di Napoli.
Carlo Scalera




