Gerardo Zampella
…il giorno di un Poeta
“…intanto in un vicolo profumato di nidi nascosti/ conobbi la luce e l’uccello notturno/ che alzandosi / mi indicò alla gente senza ambizioni./ La civetta la vidi cadere di pietra in pietra/ con le ali raccolte e le zampe secche:/ io ero già destinato alla mia negazione…”
E così… percorrendo i giorni faticosi della rivelazione lasciata a dimora negli occhi della gente frettolosa, nella voce rauca dell’ipocrisia, nell’evidenza di un tramonto perenne, Gerardo Zampella celebrava nel giorno dopo, lacerando nella sua anima ogni futuro possibile, il suo personalissimo panta rei…e così macerando la vita di dentro e l’altrove nelle analisi spietate ma prive di rancore, ha accompagnato le nostre abitudini, la nostra cialtroneria, il nostro scontento…così era lui…con quel suo viso magro e la memoria di sé che reggeva inconsapevole…come raccolta nelle mani scarne e nodose, mostrando la patinata allegoria del suo dolore…un dolore tradotto e raccontato in mille ordalie verbali, in mille incomprensibili sospiri… un dolore evidente…talvolta persino timido …talvolta aspro e volutamente esibito…Gerardo era questo…ma Gerardo era molto altro fuori dal sé, proiettato nella smania breve e consumata di una esistenza che si spalmava ogni volta diversa su pentagrammi leggeri, mobili come le foglie che la sua mano non avrebbe mai sfiorato…